176. Non buttiamoci giù (Nick Hornby)

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“Non buttiamoci giù “ è un libro scritto da Nick Hornby e pubblicato in Italia nel 2005 da Guanaa Editore.
Pochi mesi fa l’attore Robin Williams scelse di togliersi la vita. Il suo gesto sconvolse e commosse il mondo aprendo una serie di dibattiti sulla depressione e soprattutto sul suicidio.
Il suicidio è un argomento difficile da affrontare. Per un cattolico è un peccato contro Dio, per un ateo è una scelta intima e personale, per un malato è soprattutto una liberazione.
Tutti sono punti di vista legittimi e nello stesso tempo contestabili. La scelta di calare il sipario sulla propria vita terrena da parte di un individuo nasce da una sofferenza, disagio e soprattutto da una profonda e dolorosa solitudine.
E’ possibile riflettere sorridendo del suicidio? Sì se lo fa uno scrittore come Nick Hornby.
Mesi fa vidi l’adattamento cinematografico e nel complesso non mi dispiacque soprattutto per la bravura degli attori. Così ho deciso di affrontare il libro e conoscerne meglio lo spirito.
L’ultimo dell’anno è forse il giorno più difficile da affrontare per chi è solo. Vedi tutti festeggiare, baciarsi, scherzare e tu invece ti specchi nella tua tristezza e solitudine. Il pensiero di farla finita suicidandosi diventa l’unica strada possibile.
Succede questo ai quattro protagonisti della nostra storia:Martin, Maureen, Jess, JJ. Loro stessi si raccontano direttamente al lettore ,alternandosi nel racconto, spiegandoci perché hanno deciso di fare questa drammatica scelta.
Ognuno di loro è arrivato a un bivio della loro esistenza. Si sentono soli e soprattutto non amati.
Martin è un importante presentatore televisivo, travolto da un imbarazzante scandalo sessuale. Maureen è una madre cinquantenne, costretta a badare il figli diversamente abile da sempre. Jess è una ragazza ribelle e poca amata dai genitori scossi per l’improvvisa scomparsa della figlia maggiore. JJ è un rockettaro fallito che oltre la musica non ha nessun progetto o prospettiva.
Si trovano sul tetto di un importante palazzo di Londra decisi a buttarsi, ma spinti dalla reciproca curiosità nasce una solidarietà che li porta a fare un patto di mutuo soccorso rinviando il gesto estremo fino a S. Valentino. Il lettore così segue i protagonisti nelle settimane successive al patto e nel loro tentativo di rimettersi in piedi con l’aiuto anche di amici e parenti. Decidono di regalarsi una vacanza a Tenerife e cinque minuti di popolarità con la stampa definendosi i Quattro del Tetto salvati dall’Angelo. Il Patto viene rinnovato nuovamente a San Valentino sullo stesso tetto, quando i quattro “aspiranti suicidari” assistono impotenti al gesto estremo di uno sconosciuto.
Il D-Day viene fissato per il 31 marzo, ma con il trascorrere delle settimane, i protagonisti scoprono un motivo per vivere e per riprendere in mano la propria vita.
Il Patto li ha portati ad essere una “band” come dice lo stesso JJ o se vogliamo una famiglia pronta a sostenersi e aiutarsi. Diverse solitudini si sono trovate,incontrate e si sono unite per fare un percorso verso un nuovo inizio.
Hornby riesce con ironia e leggerezza a raccontare anche i momenti più tristi e imbarazzanti dei quattro protagonisti, diversi tra di loro, ma nello stesso tempo uniti dalla sensazione d’essere rifiutati o comunque di troppo in questa vita. Una sensazione d’inutilità e di vuoto che colpisce uomini e donne, giovani e vecchi, ricchi e poveri.
Il libro si legge nel complesso con piacere e interesse, anche se ha alcuni momenti di staticità e lentezza narrativa, restando il pathos comunque alto e coinvolgente fino alla fine.
Hornby non esprime un giudizio sul suicidio in sé, ma invita il lettore a riflettere sulle emozioni che nutre l’aspirante suicida e su come certi istinti possano essere vinti e superati anche grazie all’aiuto di perfetti sconosciuti. Essere ascoltati, compresi e amati è l’unica medicina in un mondo dove l’indifferenza e la solitudine nella moltitudine si allargano a macchia d’olio e “Non Buttiamoci giù” deve diventare non solo un auspicio, ma una reale e forte convinzione.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

“Do not Throw Down” is a book written by Nick Hornby and published in Italy in 2005 by Guanaa Publisher.
A few months ago the actor Robin Williams chose to end his life. His act shocked and moved the world by opening a series of debates on depression and suicide especially.
Suicide is a difficult topic to address. For a Catholic is a sin against God, an atheist is an intimate and personal choice, especially for a patient is a liberation.
All points of view are legitimate and at the same time questionable. The decision to drop the curtain on his earthly life by an individual is born from suffering, discomfort, and especially from a deep and painful loneliness.
E ‘possible to think of smiling suicide? Yes if it does as a writer Nick Hornby.
Months ago I saw the film adaptation and overall I was not sorry especially for the skill of the actors. So I decided to tackle the book and become better acquainted with the spirit.
The last day of the year is perhaps the most difficult to deal with for those who are alone. See all celebrate, kiss, laugh, and you will instead mirrors in your sadness and loneliness. The thought of it quits suicide becomes the only possible way.
It happens that the four protagonists of our story: Martin, Maureen, Jess, JJ. They themselves tell their stories directly to the reader, taking turns in the story, explaining why they decided to make this dramatic choice.
Each of them has arrived at a crossroads in their lives. They feel alone and mostly unloved.
Martin is a major television presenter, swept away by an embarrassing sex scandal. Maureen is a fifty year old mother, forced to look after the children with a disability ever since. Jess is a rebellious girl loved by parents and little shaken by the sudden death of his eldest daughter. JJ is a failed rocker over the music that has no project or perspective.
They are located on the roof of an important palace in London I decided to jump, but driven by mutual curiosity comes a solidarity that leads them to make a pact of mutual aid deferring the ultimate gesture until Valentine’s Day. The reader then follows the protagonists in the weeks following the agreement and in their attempt to get to his feet with the help also of friends and relatives. They decide to treat yourself to a holiday in Tenerife and five minutes of popularity with the press calling themselves the Four saved from the Angel of the roof. The Covenant is renewed again on Valentine’s Day on the same roof, when the four “aspiring suicidal” powerless to extreme act of a stranger.
The D-Day is set for March 31, but with the passing of the weeks, the protagonists discover a reason to live and to take back their lives.
The Pact has led them to be a “band” as the same JJ or if we want a family ready to support and help each other. Several solitudes are found, met and joined together to make a path towards a new beginning.
Hornby manages with humor and lightness to tell even the saddest moments and embarrassing the four protagonists, different from each other, but at the same time united by the feeling of being rejected or at least too much in this life. A feeling of futility and emptiness that affects men and women, young and old, rich and poor.
The book is written in complex with pleasure and interest, although it has a few moments of stillness and slowness fiction, prejudice still high pathos and engaging to the end.
Hornby does not express an opinion on the suicide itself, but invites the reader to reflect on the emotions that nourishes the suicidal and how certain instincts can be conquered and overcome with the help of perfect strangers. Being heard, understood and loved is the only medicine in a world where indifference and loneliness in the crowd spread out like wildfire and “Do not Jump in down” to become not only a wish, but a real and strong conviction.

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