158. Colpa delle stelle

colpa delle stelle

Il biglietto d’acquistare per “Colpa delle stelle” è: 1)Manco regalato 2)Omaggio 3)Di Pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre
“Colpa delle stelle” è un film de 2014 di diretto da Josh Boone, tratto dall’omonimo romanzo di John Green, scritto da Scott Neustadter, Michael H. Weber, con: Shailene Woodley, Ansel Elgort, Laura Dern, Willem Dafoe.
Il cancro è il vero flagello del nuovo millennio con l’uomo costretto ad assistere impotente alla morte dei propri cari, con gli scienziati impegnati in affannose, costose e spesso inutili ricerche.
Con il cancro non si scherza, a parte non essere me e inventarsi una storia ridicola e grottesca, eppure il cancro è anche un grande business per l’Arte in genere.
Il cancro fa piangere, commuovere e fa incassare tanti bei soldi.
Un personaggio di una fiction, di un film o di un libro malato di cancro attira simpatie e inchioda il pubblico a seguire le sue vicende.
Ok forse sono un po’ cinico, ma alzi la mano chi non ha pensato almeno una volta queste cose.
Non conoscevo lo scrittore John Green e non ho letto nulla di suo. Eppure l’eco del successo americano di questo film mi è giunto all’orecchio.
Navigando in rete, ho capito che era una storia d’amore tra adolescenti, entrambi malati di cancro.
Insomma, una storia leggera da gustarsi nell’ultima domenica d’agosto, ho ovviamente pensato
Mi conoscete, cari lettori, non sono queste” difficoltà “che mi scoraggiano.
Così ieri sera ho conosciuto Hazel Grace Lancaster(Woodley), una ragazza di 17 anni bella, intelligente, cinica, caustica e malata terminale, costretta a portarsi sempre con sé un bombola d’ossigeno per respirare.
Hazel sa di dover morire ed è lei la voce narrante del film, che accompagna lo spettatore nell’amaro girone dantesco di reparti oncologi e gruppi di sostegno per giovanissimi malati di cancro che non vogliono arrendersi alla morte.
Se Hazel è il volto realista e crudo della malattia, ben presto il pubblico conosce Augustus “Gus” Waters(Elgort) un ragazzo di 18 positivo, solare, sorridente e ottimista, se non fosse anche lui malato e con gamba amputata e solamente spaventato dall’oblio più che dalla morte stessa
Due giovani destinati a soffrire e a non vivere, eppure l’amore li fa conoscere e innamorare con delicatezza e passione. Un amore puro, semplice, ma intenso e totale.
Hazel ha un sogno, conoscere il suo scrittore preferito Peter Van Houten(Defoe), autore di un libro che ha segnato la sua breve vita.
Gus le regala questo sogno e la porta nella romantica Amsterdam, dove vive lo scrittore, che si rivelerà un uomo orribile e cinico oltre che alcolista.
Amsterdam per la giovane coppia diventa comunque la loro luna di miele. Infatti una volta tornati a casa la realtà prende il sopravvento e il cancro decide di far scendere il sipario su questa storia d’amore, portandosi via Gus tra l’immenso dolore di Hazel e degli amici.
Perché dovreste vedere questo film? Perché nonostante sia un film di dolore e morte è un invito comunque a vivere la vita e amare senza esitazioni e dubbi.
Hazel e Gus sono consapevoli che la loro vita sarà breve, ma non rinunciano ai loro sogni e decidono d’amarsi senza sconti.
La sceneggiatura è ben scritta, fluida e anche se ha nel suo dna un bella dose di melensità, non scade mai nel patetico e nell’eccessività. I dialoghi sono freschi e spontanei e nel complesso realistici, anche se a momenti tendono a cadere nel pieno melò
La regia detta bene i tempi del racconto, alterando con efficacia dramma e romanticismo, forse solo nel finale il ritmo cala e si avverte un senso di lentezza, ma senza rovinare il pathos narrativo del racconto.
La coppia di giovani e quasi sconosciuti attori meritano senza dubbio una menzione. Riescono a esprimere con talento e semplicità una storia non facile, coinvolgendo e commovendo il pubblico.
Il cameo di Dafoe è altrettanto di spessore e le sue poche scene sono incisive e segnano un punto alto e intenso lungo il film.
Segnalo l’intensa e significativa scena in cui la giovane coppia decide di visitare ad Amsterdam, la casa museo di Anna Frank.
Il finale è molto suggestivo e poetico e lo spettatore se riesce a resistere ai convulsi pianti e ai rumori di fazzoletti usati, non potrà dire sospirando “Okay,Hazel e Gus, è stato bello conoscervi”.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”:http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

The ticket purchase for “Blame the Stars” is: 1) gave  Tribute 2) Tribute 3) Afternoon 4) Reduced 5) Always
“Blame the Stars” is a film of 2014 directed by Josh Boone, based on the novel by John Green, written by Scott Neustadter, Michael H. Weber, with: Shailene Woodley, Ansel Elgort, Laura Dern, Willem Dafoe.
Cancer is the scourge of the new millennium with the man forced to watch helplessly the death of their loved ones, with scientists engaged in frantic, expensive and often fruitless searches.
With cancer do not mess around, do not be a part of me and invent a story ridiculous and grotesque, yet cancer is also a big business for the arts in general.
The cancer makes you cry, move and does collect many beautiful money.
A character in a fiction, a movie or a book with cancer attracts sympathy and nails the audience to follow his story.
Ok maybe I am a little ‘cynical, but raise your hand if you did not think of these things at least once.
I did not know the writer John Green and I have not read anything of his. Yet the echo of the American success of this film I have heard of.
Browsing the net, I realized it was a love story between teenagers, both cancer patients.
In short, a slight story to be enjoyed on the last Sunday of August, I obviously thought
I know, dear readers, are not these “difficulties” that discourage me.
So last night I met Hazel Grace Lancaster (Woodley), a 17 year old girl beautiful, intelligent, cynical, caustic and terminally ill, forced to always carry with them an oxygen tank to breathe.
Hazel knows that he must die, and she is the narrator of the film, which accompanies the viewer in the bitter Dantesque departments oncologists and support groups for young cancer patients who do not want to surrender to death.
If Hazel’s face is realistic and raw disease, soon the public knows Augustus “Gus” Waters (Elgort), a boy of 18 positive, cheerful, smiling and optimistic, if not too ill and leg amputated and only frightened by ‘forgetfulness more than death itself
Two young men destined to suffer and not live, but love makes them know and fall in love with delicacy and passion. A love pure, simple, but intense and total.
Hazel has a dream, to know his favorite writer Peter Van Houten (Defoe), author of a book that marked his short life.
Gus gives her this dream and the romantic leads in Amsterdam, where he lived the writer, who will prove to be a horrible man and cynical as well as alcoholic.
Amsterdam for the young couple becomes however their honeymoon. In fact, once back home the reality takes over and the cancer decides to bring down the curtain on this love story, taking away from the immense pain of Gus Hazel and friends.
Why should you see this film? Because despite being a film of pain and death is an invitation to live life anyway and love without hesitation and doubts.
Hazel and Gus are aware that their lives will be short, but do not give up on their dreams of love and decide without discounts.
The script is well written, fluid, and even though it has in its DNA a good dose of melensità, never degenerates into pathetic and nell’eccessività. The dialogues are fresh and spontaneous and overall realistic, even if at times they tend to fall into melodrama full
The direction that the good times of the story, effectively altering drama and romance, perhaps only in the final set the pace and there is a sense of slowness, but without spoiling the narrative pathos of the story.
The pair of young and almost unknown actors are definitely worth a mention. They manage to convey a story with talent and simplicity is not easy, and commovendo involving the public.
The cameo of Dafoe is just as thick and his few scenes are crisp and mark a high point in the long and intense film.
Stumble intense and meaningful scene in which the young couple decides to endorse in Amsterdam, the Anne Frank house.
The finish is very evocative and poetic, and if the viewer is able to resist the frantic cries and noises of used tissues, can not say with a sigh, “Okay, Hazel and Gus, it was nice to meet you.”

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