123. Roma Fringe Festival

roma fringe

“Con la cultura non si mangia e non si fa Pil”. “Il teatro è morto”.
Alzi la mano chi almeno una volta non ha sentito queste frasi da attore sconfortato o da un direttore di un teatro. Il teatro è spesso elitario, snob e quasi sempre criptico. Io stesso confesso , nonostante la volontà, frequento poco i teatri. Non ho sviluppato un educazione e cultura teatrale, ma sono una persona curiosa.
Quando due anni fa la mia amica attrice Elisa mi parlò del Roma Fringe Festival e del “teatro off”, mi si aprì un mondo davanti. Ho faticato all’inizio a capire cosa significasse fare teatro sperimentale, ma durante le settimane del festival vidi alcuni spettacoli e rimasi colpito dal talento e creatività delle compagnie presenti. Il Roma Fringe Festival nato dall’idea e soprattutto dal coraggio di alcuni ragazzi amanti della cultura e soprattutto del teatro ha in poco tempo creato una solida realtà in città. Il direttore artistico Davide Ambrogi e il suo staff lavorano tutto l’anno per rendere possibile un miracolo di produzione, autoprodotto dalle stesse compagnie partecipanti, garantendo qualità e innovazione. Pochi numeri per descrivere il Fringe 2014:72 compagnie teatrali provenienti non solo dall’Italia, ma anche da Belgio,Inghilterra, Francia e Stati Uniti. 80 spettacoli, 230 repliche, 9 spettacoli a sera. Ieri sera il Fringe ha inaugurato la sua terza edizione nella sua solita , ma affascinante location di Villa Mercede a San Lorenzo.
Come da tradizione l’apertura della manifestazione è stata affidata a Diego Bianchi e agli amici di Gazebo. I veri trionfatori dell’ultima stagione televisiva hanno regalato al loro numeroso pubblico più di tre ore di spettacolo live. La serata è stata aperta da Mirko Matteucci alias “missouri4”, acclamato dalla stracolma Villa Mercede come una rockstar. L’unico assente della “band” era Marco Damilano, così subito i maligni hanno pensato fosse la prima vittima delle purghe renziane dopo la vittoria alle europee. Diego Bianchi con il suo solito stile ironico, canzonatorio , ma comunque garbato, ha raccontato un anno di Gazebo alternando vecchi filmati ad alcuni inediti. Ha lanciato l’hastag #gazeborisponderebbe riscuotendo subito consenso su Twitter Non potevano ovviamente mancare le vignette geniali e sempre pungenti di Marco Dambrosio alias Makkox e le social-topten. La creatività e originalità di Gazebo ha trovato terreno fertile nel pubblico del Fringe. Dopo oltre mezzanotte Bianchi ,chiudendo la serata, ha dato appuntamento in ottobre con la nuova edizione di Gazebo e ha invitato il pubblico a vedere i vari spettacoli delle compagnie, perché loro erano solo l’aperitivo di questa bella manifestazione
Invito che faccio mio e rilancio: se volete trascorrere un pomeriggio o una serata diversa e soprattutto stimolante non dovete fare altro che passare da Villa Mercede al quartiere San Lorenzo di Roma.
Roma Fringe Festival fino al 13 luglio.

Vittorio De Agrò presenta la “Notting Hill” italiana con “Essere Melvin”
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122. Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (Jonas Jonasson)

centenario

“Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” è un libro del 2009 scritto dallo scrittore svedese Jonas Jonasson e pubblicato in Italia dalla Bompiani.
A volte essere diversamente ignorante è un cosa positiva. La scorsa primavera vidi alcuni trailer di un film svedese che onestamente non mi aveva particolarmente colpito. Gli attori erano sconosciuti e la trama sembrava confusa. Il film è passato nelle sale italiane senza lasciare particolari tracce. Ricordo che lessi che era ispirato al best seller svedese “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”. Così quando ho dovuto scegliere il libro del secondo trimestre 2014 per Mondo Libri, ho voluto dare una chance al libro, incuriosito dalle buone recensioni letterarie.
Non conoscevo ovviamente lo scrittore Jonasson, ma fin dalle prime pagine non si può non rilevare una buona dose di creatività e originalità. Ha un linguaggio chiaro, diretto e coinvolgente.
Il protagonista della storia è Allan Karlsson, un neo centenario che decide di scappare dall’ospizio, gettando nel caos la struttura e le forze dell’ordine.
Il nostro protagonista prende un autobus per allontanarsi, ma decide d’impulso di rubare una misteriosa valigia a un ragazzo misterioso.
Ben presto il lettore scopre che all’interno della valigia ci sono molti solidi, quasi 50 milioni, di dubbia origine
Karlsson così si ritrova inseguito da una particolare banda criminale la “Never Again” che vuole riprendersi la valigia. Nel corso delle pagine Allan conosce varie personaggi che diventeranno suoi compagni d’avventura:il ladro professionista Julius, il venditore Ben, l’irascibile Bella con l’elefante Sally, suo animale “domestico” e Bose, il fratello di Ben.
Ma chi è veramente Allan Karlsson? Si chiede sconcertato il lettore. Un uomo semplice e mite,ama bere e forse ingenuo ,ma con grande talento: conosce bene la dinamite e ama far saltare case e ponti.
Questa sua dote gli permetterà di contribuire involontariamente alla scoperta della bomba atomica e così di conoscere nel corso della sua vita :i presidenti americani Truman, Johnson e Nixon, Stalin, Mao Tse-Tung, Churchill , il presidente francese Charles De Gaulle e molti altri
Il libro viaggia tra il passato e presente, di Allan, sempre avventurosi, anche se in un’ atmosfera sospesa tra il grottesco e il surreale, usando però uno stile ironico e semplice che sicuramente diverte e appassiona il lettore.
Allan è un protagonista , suo malgrado, della storia e in qualche modo ha influenzato il mondo.
Karlsson e i suoi amici per una serie di equivoci saranno sospettati di vari omicidi dalla polizia e ricercati per tutto il Paese e gli stessi giornali faranno diventare la fuga del centenario, un vero caso da prima pagina.
Il libro si legge di gusto, anche se alla lunga questi flash back sul passato e i passaggi storici dell’umanità visti attraverso gli occhi di Allan stancano e risultano ripetitivi.
Jonasson è sicuramente uno scrittore interessante e conferma quanto la Svezia sia ricca di talenti letterari anche al di là del genere giallo.
Il finale del libro ci spiega perché Allan ha deciso di scappare dall’ospizio e regala un sorriso su come un uomo anche se in tarda età può risultare interessante anche per il governo.
Il lettore dopo aver finito il libro, probabilmente, non sarà spinto a vedere il film, ma non potrà non augurarsi di vivere una vita piena come il nostro Allan Karlsson.

Vittorio De Agrò presenta la “Notting Hill” italiana con “Essere Melvin”
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121. Incompresa

incompresa

Il biglietto da pagare per “Incompresa” è :1)Manco regalato 2) Omaggio 3)Di Pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre

“Incompresa” è un film del 2014 scritto, diretto e interpretato da Asia Argento, prodotto dalla Good Films , con:Giulia Salerno,Gabriel Garko, Charlotte Gainsbourg, Alice Pea, Max Gazzè e Gianmarco Tognazzi.
Dimmi da dove vieni e ti dirò chi sei. Tale padre tale figlio. L’amore genitoriale non è automatico, spesso nei padri e madri 2.0 è totalmente assente.
Siamo egoisti e prima di mettere al mondo un figlio, sarebbe sano e opportuno che ognuno di noi si facesse un bell’esame di coscienza davanti allo specchio e magari si sottoponesse a una bella perizia psichiatrica.
I bambini chiedono protezione, amore e comprensione ai propri genitori.
L’assenza di uno o più di questi elementi incidono spesso nello sviluppo e personalità futura del bambino.
“Incompresa” è il racconto brutale, cinico e drammatico di come non dovrebbe essere cresciuta una bambina.
Lo spettatore fin dalla prima scena assiste attonito alla solitaria vita di Aria(Salerno) dolce bambina di 9 anni negli anni Ottanta, invisibile e fonte di fastidio per i due genitori anaffettivi ed egoistici e vessata dalle sorellastre Il padre(Garko) è un famoso attore, ma vanesio e ossessionato dalla scaramanzia,la madre (Gainsbourg) d’origini francese è invece una radical chic ed eccellente pianista. La coppia stremata da continui e furiosi litigi si divide, lasciando la figlia Aria tra due fuochi. Aria viene trattata dai genitori come un pacco postale spedita da un casa all’altra, a secondo dei loro umori e capricci La bambina ha come sostegno solo Angelica(Pea), compagna di scuola e amica del cuore. Sembrano inseparabili e unite dagli stessi sogni, ma anche la cara Angelica deluderà Aria che troverà conforto e compagnia in un gatto nero trovato per strada.
Aria si innamora di un suo compagno di classe, ma anche qui subirà una delusione sotto forma di un perfido scherzo organizzato dai suoi compagni di classe, a dimostrazione come la cattiveria dei bambini possa essere “ingenuamente”ancora più terribile di quella di un adulto.
Aria è sola , non sa con chi parlare e confidarsi, fuma e ha continui istinti suicidari, ma ha un talento innato per la scrittura.
Asia Argento al suo quattrordicesimo film come regista dimostra talento e una capacità narrativa non comuni.
Ha mano ferma nel dirigere gli attori e fare uscire il meglio dai loro personaggi. La sceneggiatura seppure scarna e semplice è dirompente e colpisce lo spettatore. Riesce a trasmettere con forza l’atmosfera surreale della famiglia della protagonista.
Il limite del film è rappresentato da un ritmo lento e da un tono quasi monocorde. Si ha la sensazione più d’assistere a un piecè teatrale che a un film. Lo spettatore capito il messaggio dell’autore, fatica soprattutto nel secondo tempo a seguire il “festival” dell’incomunicabilità tra i personaggi.
Interessante e originale la colonna sonora, coprotagonista della storia.
Degna d’encomio l’interpretazione di Giulia Salerno, perfetta nel difficile e complesso ruolo e regala continue emozioni allo spettatore coinvolto e commosso dalle sue vicende. Si muove sulla scena come un attrice di grande esperienza.
Altrettanto brava Alice Pea, nel ruolo dell’amica del cuore. Per il cinema italiano sono due belle boccate d’ossigeno.
Convince la coppia Charlotte Gainsbourg –Gabriel Garko. Se per la prima è una conferma, è una piacevole sorpresa per il secondo. Pur interpretando due personaggi quasi macchiettistici e grotteschi, risultano credibili e riescono a dare loro spessore.
Cameo prezioso e riuscito per Gianmarco Tognazzi nel ruolo del ricco e superficiale amante della Gainsbourg.
Il finale tragico e nello stesso tempo onirico piace e convince e invita, lo spettatore mentre scorrono i titoli di coda, a rispondere alla domanda di fondo del film:”Saremo capaci d’ascoltare e di comprendere i nostri figli quando saremo genitori?”.

Vittorio De Agrò presenta “La Notting Hill” italiana con “Essere Melvin”
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120. La piramide di fango (Andrea Camilleri)

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“La piramide di fango” è un libro di Andrea Camilleri e pubblicato dalla Sellerio Editore lo scorso 29 Maggio.
Ho conosciuto il commissario Montalbano quattordici anni fa,su consiglio di Flavia, e fu amore a prima vista. Ho scoperto una Sicilia diversa da quella in cui sono nato e cresciuto, ho fatto la conoscenza di vari e particolari personaggi, ma soprattutto mi sono appassionato a un nuovo modo di fare indagini in salsa italiana, nonostante il dilagare dei vari CSI.
Fazio, Augello, Gallo, Livia, Catarella, Dottor Pasquano, Nicolò Zito non sono solo “i coprotagonisti” delle storie di Montalbano, inventati dalla brillante penna dello scrittore siciliano, ma sono diventanti soprattutto “amici” di famiglia che rallegrano le nostre letture da tempo.
Montalbano prima d’essere un commissario è un uomo con i suoi pregi e difetti.
Eternamente fidanzato con Livia, amante della buona cucina e un idealista malinconico e disilluso nei confronti della decadenza morale dello Stato.
Il lettore nel corso degli anni ha seguito le vicende umane e lavorative di Montalbano che spesso si sono soprapposte e soprattutto ha letto il pensiero critico e negativo di Camilleri sulla nostra classe politica attraverso i monologhi del commissario.
Questa nuova indagine inizia con un sogno premonitore di Montalbano che lo prepara a un indagine su un omicidio avvenuto dentro un cantiere.
L’indagine si rivela subito complessa e delicata. La vittima è un contabile che porta dietro di sé tanti oscuri segreti. Montalbano e la sua squadra scoprono il complesso e delicato mondo degli appalti pubblici e di quanto il business dell’edilizia faccia gola alla mafia.
L’indagine va avanti a singhiozzo, raramente lineare e spesso confusa. Risente dell’umore del commissario distratto e soprattutto preoccupato per la salute della compagna Livia, molto triste, dopo la tragica morte dell’amato Francois.
Solo quando Livia sembra riprendersi con l’arrivo in casa del cane Selene, Montalbano riesce finalmente a concentrarsi e a trovare il bandolo dell’ intrigata matassa.
Camilleri come sempre regala una storia avvincente, anche se il ritmo della storia non è regolare: dinamico all’inizio, lento nella parte centrale, accelerato, forse troppo, nel finale.
La struttura dell’indagine convince solo in parte, sebbene il tema sia interessante. Lo stile risulta ripetitivo e scontato, manca la solita zampata creativa e innovativa dell’autore.
Il finale convince abbastanza e fa riflettere, con amarezza e rabbia, come i grandi appalti permettono “scellerate” alleanze tra imprenditori e politici e “creano” una inaspettata pax mafiosa tra clan nemici.
Montalbano è nel Pantheon degli investigatori, ma soprattutto è il simbolo dell’uomo che vuole credere ancora allo Stato e soprattutto a una giustizia giusta, nonostante tutto e tutti.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”
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