127. The Congress

robin wright

Il biglietto d’acquistare per “The Congress” è :1)Manco regalato 2)Omaggio 3)Di Pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre

“The Congress” è un film del 2013 scritto e diretto da Ari Folman, ispirato dal racconto “The Futurological congress” di Stanislav Lem.Con Robin Wright, Harvey Keitel, Paul Giamatti, Kodi Smit-McPhee, Danny Huston. E’ stato presentato in anteprima alla 66ª edizione del Festival di Cannes come film d’apertura della “Quinzaine des réalisateurs”.
Questa recensione vi premetto che è segnata da un conflitto d’interessi. Amo Robin Wright da 23 anni quando la vidi per la prima volta su Rai 2 mentre interpretava il personaggio di Kelly nella soap opera “Santa Barbara”. L’ho seguita in tutti i suoi lavori e sono un suo adorante fan e quindi so di non poter essere obiettivo nelle critiche.
Ieri pomeriggio a Roma c’era un caldo feroce,sembrava estate piena con i suoi 35 gradi eppure mi sono trascinato al cinema solo per poter ammirarla. Conoscevo, in mia difesa, anche il talentuoso regista Ari Folman per aver visto nel 2009 il suo delicato e drammatico”Valzer con Bashir.”
“The Congress” racchiude in sé due film, la prima parte girata con attori in carne e ossa e nella seconda parte Folman usa ancora una volta gli amati disegni per raccontare la sua storia. In entrambi le parti, la protagonista assoluta è l’intensa e bella Robin Wright che interpreta se stessa divisa tra vita privata e lavoro.
La prima parte ci presenta Robin come una donna di quasi mezza età e madre di due figli e con una carriera d’attrice considerata in declino e senza futuro dall’agente Al ( Keitel ,convincente e divertente) e soprattutto dall’avido e cinico Jeff (Danny Huston) capo dello studios Miramount. Robin preoccupata per la salute del figlio Aaron(Kodi Smit-McPhee), destinato a diventare cieco per una rara malattia nonostante le cure amorevoli del suo medico Dott Barker (Paul Giamatti), decide d’accettare la “proposta indecente” della Miramount. Così la sua immagine e soprattutto le sue emozioni vengono scannerizzate al computer ed è costretta a scomparire dalla scena pubblica per vent’anni.
La seconda parte inizia alla scadenza del contratto con una Robin invecchiata e invitata a un Congresso della Miramount. Nel frattempo il mondo è cambiato, si è diffuso un liquido che permette agli uomini di vivere nel mondo dell’animazione e di diventare ciò che si desidera. Robin non accetta questa realtà e cerca di combattere i progetti della Miramount che vuole diffondere il marchio “Wright” come nuova droga.
Il film risulta godibile e interessante soprattutto nella prima parte per merito anche di una sceneggiatura originale e graffiante sul mondo delle star e su come la fama sia effimera e passeggera. Gli attori sono visti come pezzi di carne e senza anima .Folman racconta il cinismo delle Major con grande efficacia con il personaggio di Jeff. Molto interessante anche lo squarcio sul mondo degli agenti e su quanto siano influenti e manipolatori. La seconda parte caratterizzata dall’animazione, sebbene sia interessante e bella da vedere, perde d’incisività narrativa finendo per essere confusionaria e troppo ambiziosa nei contenuti.
La regia si conferma di talento e dotata di creatività e di un tocco visionario necessario per questo film.
I dialoghi piacciono e coinvolgono nella prima parte per poi risultare noiosi e retorici nella seconda parte.
Robin Wright si conferma donna affascinate e di una bellezza naturale e fresca. Un esempio da seguire per tutte quelle attrici della sua generazione che hanno abusato di bisturi e botox. Brava e intensa nel ruolo quando è in carne e ossa, suadente e leggiadra quando è solo grafica. Lo spettatore segue con partecipazione ed emozione le sue vicende.
Harvey Keitel, Paul Giamatti e Danny Huston sono convincenti nei rispettivi ruoli e danno un importante contributo al pathos e alla forza narrativa della storia.
Il finale, anche se troppo caricato e retorico,è godibile per la forza del messaggio che vuole lasciare allo spettatore. Il libero arbitrio e l’amore materno sono più forti di qualsiasi cosa e non hanno prezzo.
“The Congress” merita d’essere vista sicuramente per ammirare Robin Wright, perché è ben recitato, per alcune idee originali e anche perché se il caldo ti opprime almeno per due ore ti puoi concedere di sognare al fresco di un cinema.

Vittorio De Agrò presenta la”Notting Hill” italiana con “Essere Melvin”.
http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

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