113. La Distanza da Helsinki di Raffaella Silvestri

silvestri

“La distanza da Helsinki” è il primo romanzo di Raffaella Silvestri pubblicato nel maggio del 2014 dalla Bompiani.
Chi è Raffaella Silvestri, vi starete chiedendo? Per la prima volta un teledipendente, sorridendo, potrebbe rispondere prima di un letterato. Pochi mesi fa su Rai Tre si è concluso “Masterpiece”, il primo talent show per scrittori. Un reality atipico per contenuti , toni , tempi e soprattutto per il linguaggio
Eppure nel corso delle puntate sono emersi oltre il talento anche le qualità umane degli scrittori.
Confesso d’aver cominciato a vederlo solo verso la fine, ma fin subito la Dott.ssa Silvestri mi ha colpito non solo per la sua bellezza, ma sopratutto per una personalità forte e per uno spirito combattivo.
Così quando lessi che seppure sconfitta nella finale, la Bompiani avrebbe pubblicato il suo romanzo ho voluto darle una chance.
“La distanza da Helsinki” racconta la “non” storia d’amore tra Viola e Kimi, due ragazzi diversi, ma nello stesso tempo molto simili. Entrambi sedicenni, la prima milanese, lui finlandese. Entrambi orfani di madre e con complessi rapporti di comunicazione con i rispettivi padri.
Si incontrano per la prima volta nella estiva Londra durante un corso d’inglese e tra loro scatta un’empatia, un’amicizia fuori dagli schemi.
Kimi vive nel suo mondo musicale ed è incapace di aprirsi al mondo, Viola è una ribelle, uno spirito libero, ma inseguita dai doveri che il suo mondo gli impone.
Il libro segue in maniera parallela le vite dei due protagonisti nel corso di quindici anni , le emozioni provate e soprattutto quelle non dichiarate durante i loro fugaci incontri.
E’ uno continuo sfiorarsi, cercarsi, ma nessuno dei due ha il coraggio di parlare apertamente dei rispettivi sentimenti.
Viola e Kimi crescono, maturano, fanno le loro esperienze, ma un filo rosso li lega comunque.
Mentre leggevo “La Distanza da Helsinki” la mia memoria evocava un ‘altro libro”Un giorno” di David Nicholls.
Le due storie sono molto simili, ma gli stili sono molto diversi. Quello di Nicholls è molto caloroso, avvolgente, appassionato e carico d’emozioni e suggestioni, quello della Silvestri è molto trattenuto, pacato, oserei dire freddo.
Alfred Hitchcock definì Grace Kelly “ghiaccio bollente” e mi permetto di usare questa definizione per il primo romanzo di Raffaella Silvestri.
Si legge tra le righe che i personaggi di Viola e Kimi hanno sicuramente qualcosa d’autobiografico della scrittrice, ma il “quid” scatta solo a tratti, tra il lettore e i protagonisti.
“La Distanza da Helsinki” è sicuramente un buon romanzo d’esordio, scritto bene e si legge con facilità, eppure si avverte come l’autrice non abbia voluto buttare il cuore oltre l’ostacolo.
Nonostante tutto, il finale(riletto tre volte, lo confesso) è convincente e coerente con la storia e soprattutto con la filosofia di fondo del libro. Non sempre i grandi amori diventano grandi storie d’amore e spesso la realtà ti impone di non ascoltare il tuo cuore.
“La Distanza da Helsinki” regala, forse, emozioni fredde, ma pur sempre emozioni e non sempre il lieto fine è sinonimo di felicità.

Vittorio De Agrò presenta la Notting Hill italiana “Essere Melvin”.
http://www.lulu.com/spotlight/melvin2

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