47. Il Prigioniero della Seconda Strada

il prigioniero
“Il Prigioniero della Seconda Strada” è uno spettacolo teatrale di Neil Simon in due atti.
Prodotto dalla Contrada-Teatro Stabile di Trieste, adattato e diretto da Govanni Anfuso, con Maurizio Casagrande, Tosca D’Aquino, Barbara Folchitto, Adriana Giraldi, Paola Bonesi e Marzia Postogna.
“Il Prigioniero della Seconda Strada” ha debuttato a Broadway nel 1971 con grande successo e nel 1975 è diventato un film con Jack Lemmon, Anne Bancroft ed Eugene Sacks, prodotto e diretto da Melvin Frank.
“Il Prigoniero” racconta la storia di Mel Edison(Casagrande), semplice e onesto uomo di mezz’età americano, che si trova dopo 22 anni improvvisamente senza lavoro, causa la crisi economica.
Per Mel il colpo è, ovviamente, durissimo. Il suo sistema nervoso ne esce provato.
Fin dalla prima scena il protagonista, in una calda notte estiva, mostra al pubblico tutta la sua inquietudine e nevrosi sfogando la sua rabbia contro il condizionatore mal funzionate.
La moglie Edna( D’Aquino), affettuosa e preoccupata cerca di stargli vicino.
Mel, dopo un furto in casa, è costretto a raccontare alla moglie l’amara verità.
Edna convincerà il marito ad andare in terapia per curasi l’esaurimento nervoso, tornerà a lavorare e chiamerà a raccolta la famiglia di Mel per farsi aiutare.
“Il prigioniero” è una commedia amara ed attuale . Se il precariato e la crisi economica preoccupano i giovani, sono una tragedia per gli uomini come Mel.
La sceneggiatura affronta questi delicati temi alternando ironia e malinconia, riuscendo solo in parte ad essere brillante e convincente.
La regia è essenziale, ma curata e precisa
Casagrande e d’Aquino, si dimostrano invece all’altezza dei loro talenti.
La loro “Napoletanità” emerge durante la recitazione e contribuisce a rendere simpatici i personaggi “americani”
Il primo riesce a trasmettere al pubblico tutta la carica emotiva del protagonista, mostrando come uomo sia “nudo” senza la dignità di un lavoro, prigioniero in casa.
La seconda è l’adeguata spalla ed il controcanto positivo alla nevrosi del protagonista.
La coppia funziona, c’è una buona alchimia e i dialoghi seppure scontati, risultano godibili e divertenti grazie alla loro verve
Il primo atto si può considerare più “ironico” ed il secondo più amaro ed riflessivo.
Sull’intero spettacolo pesa, a mio avviso, una sensazione di lentezza e di poca freschezza nel raccontare.
L’ingresso nel secondo atto del resto del cast (famiglia di Mel) ha il merito di rendere la scena più viva e dinamica.
La storia assume un carattere in qualche modo “farsesco” e regala allo spettatore più di un sorriso.
Il finale vuole dare speranza e fiducia sul futuro, nonostante tutto.
Mel può contare su Edna e viceversa. L’amore, per il regista, non si concede crisi e pause.
Una commedia che vuole essere ottimistica e di questi tempi, è un merito.
“Il Prigioniero della Seconda Strada” dal 25 Febbraio alla Sala Umberto di Roma.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”, la Notting Hill italiana
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