18. Nebraska

nebraska
Nebraska è un film del 2013 diretto da Alexander Payne.
Presentato in concorso alla 66ª edizione del Festival di Cannes, il film ha ricevuto il premio per la Miglior interpretazione maschile attribuito all’attore Bruce Dern.
La “corsa” di Nebraska continuerà anche nella notte degli Oscar, dove ha ottenuto varie nominations, tra cui : miglior film, migliore attore e migliore sceneggiatura.
Nebraska viene descritto dai critici come un road movie in bianco e nero attraverso la provincia americana, ma a mio avviso, è riduttivo.
La penna di Payne con malinconia e ironia  racconta un’America, a tratti stereotipata , ma nello stesso tempo vera e desolante
Nebraska convince per i dialoghi perfetti e divertenti.
La sceneggiatura è semplice, quasi impercettibile.
Nebraska, paradossalmente, è una “non storia”. Forse nel complesso risulta un po’ lento.
Woody Grant, un’uomo anziano ed alcolizzato(Bruce Dern), accompagnato dal figlio fa un viaggio in auto dal Montana al Nebraska, per un riscuotere un’ improbabile vincita.
Dern è perfetto nel ruolo.
La sua mimica facciale e fisicità sono ancora più incisive delle parole stesse.
Payne ci descrive con delicatezza il “silente” rapporto padre-figlio, per renderlo poi “esilarante” con fulminee battute .
La famiglia del protagonista, viene raffigurata in maniera grottesca, ma nello stesso tempo ne comprendiamo la mentalità, dove spicca la figura dell’irriverente e sboccata moglie, una bravissima June Squibb.
I paesaggi sono una parte integrante ed importante del film.
Nel finale, ben riuscito, capiamo perché il protagonista ha voluto intraprendere quest’ ostinato viaggio
Nebraska è una commedia amara e malinconica, ma lo spettatore alla fine del film, con il sorriso tra le labbra, una birra con Woody e la sua famiglia se la prenderebbe volentieri.
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91. Ritorno al passato- Parte II

amori
Lo Splendente si accende a sorpresa un sigaro e sorride:Don Abbondio dell’Amore? Spiegati meglio Mel
 Mi alzo, apro la finestra e sospiro:Qui entriamo in un territorio accidentato, Dottore. Come le dissi prima, io ho sempre avuto un rapporto particolare con mio padre. Lui voleva vedermi già grande e in grado di conquistare il mondo,  soprattutto le donne.
Fin dalle elementari mi spronava a cercare una ragazza. Probabilmente, rispetto agli altri ragazzini, ero meno interessato al gentil sesso. Le guardavo ancora con occhi ingenui.
Ricordo che nella mia classe c’era una certa Sara. Aveva gli occhi chiari e i capelli biondi.
Aveva un bel sorriso. Mi piaceva guardarla durante le lezioni  e ogni tanto mi avvicinavo per scambiare qualche parola.
 Non so come successe, mio padre capì che mi piaceva un po’ e decise d’intervenire.
 Si presentava all’uscita della scuola o addirittura in classe. Si metteva in mezzo a noi e cercava di aprire una dialogo.
Ricordo il nostro imbarazzo. Non sapevamo come comportarci .Io vedevo papà fare queste cose e proprio non lo capivo.
Diceva a Sara: “Mio figlio è un po’ timido, ma guarda che è interessato a te, potresti giocare con lui?”. Ovviamente questi interventi producevano l’effetto contrario.Sara scappava appena mi vedeva.
In classe avevo un amico del cuore, Giampiero. Eravamo compagni di banco. Ci vedevamo anche fuori di scuola. Eravamo molto legati. Era il mio primo amico fuori dalla cerchia della parentela.
Mio papà mi diceva  “Perché, oltre a Giampiero, non inviti anche qualche ragazza a casa? E’ più normale, così”.
Le elementari passarono senza alcun fremito. Nessun primo bacio che, di solito, ci si scambia a quell’età.
 Il passaggio alle medie fu, se possibile, ancora peggio.
Ero nella stessa scuola di Francesco, che era considerato uno dei più bravi studenti della scuola. Ovviamente non reggevo il confronto. Anche alle medie non mi curavo delle ragazze, causando l’incredulità di mio padre.
 Avevo una simpatia per una  compagna di classe di nome Charlotte. Era simpatica, allegra, dinamica. Scherzavamo insieme. Anche in quel caso papà entrò a piedi uniti.
Provò in tutti i modi a scuotermi, riuscendo solo a farmi chiudere ancora di più.
Cominciavo a sentire il suo comportamento come un’ invasione del mio spazio.
Sentivo la pressione crescere su di me. Successivamente mi sono piaciute altre ragazze: Valentina, Rosanna, Valeria, tra l’altro tutte  più grandi di me, ma non sapevo come muovermi.
Avevo dodici anni e nessuno mi aveva spiegato come comportarsi praticamente con una donna.
 Più passava il tempo e più papà diventava pressante. Mi chiedeva tutti i giorni se mi piaceva qualcuna.
 Mi diceva che non era possibile che alla mia età non avessi un interesse.
Quando, stremato  dall’ interrogatorio, mi usciva un nome, era la fine.
 La ragazza in questione veniva fatta oggetto di attenzioni e di inviti. Tutta la famiglia era investita del problema. A tavola e nelle riunioni di famiglia ero un problema da risolvere.
Papà e mamma discutevano  e io in mezzo ad ascoltare in silenzio.
Papà diceva spesso alla mamma: “Mel va male perché lo avete mandato a scuola con un anno d’anticipo. Non era pronto. Ma recupererà con il tempo. Il problema vero sono le ragazze. Elena, sta crescendo male, lo vuoi capire?”
 Mamma gli rispondeva: “Ma lascialo stare, è piccolo, fallo crescere in pace! Invece sullo studio bisogna insistere, ne va del suo futuro”.
Io ascoltavo e poi mi chiudevo in camera a piangere perché stavo deludendo i miei genitori.
 Lo Splendente mi guarda a lungo e poi scuote la testa:Certo, con un padre che si comporta così con un ragazzo di dodici anni, non è facile crescere.
 Ma ora mi interessa analizzare il tuo precoce scarso interesse verso lo studio.
Sicuramente studiare non è mai stata la mia priorità. Andavo in classe svogliato e annoiato.
 Non vedevo l’ora di tornare a casa a giocare. Ho guardato fin da bambino tanta televisione.
 Passavo ore a vedere cartoni e telefilm. Leggevo quasi nulla.
Ha inciso il fatto che non abbia avuto delle buone insegnanti. Non ho mai avuto basi solide. Ero un grande appassionato di calcio. Mi piaceva vedere le partite in tv e leggere la Gazzetta. Papà e in genere la famiglia consideravano questa passione poco consona al mio futuro.
Amici ne avevi in quel periodo?
Il mio era un mondo molto chiuso. In villa da noi all’ultimo piano viveva una famiglia di sette persone che si occupava della sorveglianza. Io legai con Vincenzo, uno dei figli. Giocavamo spesso insieme.
Facevamo l’album delle figurine. Lui era più grande. Stavo bene in sua compagnia.
Poi frequentavo i compagni di classe. Li invitavo a casa, per fare i compiti o per pranzo.
Ogni tanto organizzavo delle feste, ma nessun legame in particolare. Ero più fortunato quando d’estate andavo al mare. Abbiamo una casa sul mare molto bella. Ha una vista meravigliosa.
La considero il mio buen retiro. Ogni estate si creava una comitiva. Ancora oggi ho amici del mare.
Anche là interveniva mio padre. Non riusciva a stare a casa con mamma, scendeva  sul lungomare e veniva a cercarci. Parlava con i ragazzi. Offriva gelati a tutti.  Spingeva  me e i miei fratelli a parlare con le ragazze. Con gli anni sarà un crescendo d’invasione. Dimenticavo la passione di papà per le barche.
Spesso  andava  al Salone Nautico di Genova. In famiglia nessuno aveva questa passione, ma eravamo obbligati ad andarci lo stesso. Ovviamente non bastavamo solo  noi. Ci dovevano essere ospiti, possibilmente donne. Iniziavano litigate furiose sull’argomento. Erano scene davvero grottesche.
Lo Splendente annuisce, poi dice:
Riprenderemo il discorso su tuo padre. Vorrei sapere  quali furono i motivi del trasferimento a Roma nell’89.
Ci furono varie cause. La prima sicuramente fu che papà, essendo un ingegnere molto bravo, era diventato il responsabile tecnico di un’importante ditta di costruzioni. Interveniva  nei contenziosi con il ministero del Lavoro. Quindi la sua presenza a Roma era sempre più necessaria .
 Il secondo motivo è legato alla delusione politica. L’impegno di papà era stato puntualmente tradito dai suoi colleghi di partito, perciò voleva cambiare aria.
 Un’ altro motivo fu il declino dell’impresa agricola da lui creata, in cui aveva investito tempo, risorse e passione. Non voleva più occuparsene.
Ma forse la ragione  più importante fu che voleva garantire alla sua famiglia una realtà migliore.
Desiderava un ambiente più tranquillo e più ricco di possibilità. Era schifato dalla Sicilia e dai suoi abitanti. In effetti la criminalità era ai massimi livelli. Era davvero un Far West.
 La goccia che fece traboccare il vaso  fu il tentativo di incendiare casa nostra una sera d’inverno.
Ignoti entrarono in giardino e con una tanica di benzina bruciarono la porta  d’ingresso.
Fortunatamente le fiamme non riuscirono a propagarsi all’interno perché una soglia di marmo lo impedì. Non abbiamo mai saputo chi fosse il mandante di quel gesto.
Pochi giorni dopo papà  a cena ci comunicò la sua decisione: “A settembre ci trasferiamo a Roma”. Protestai: “Ma papà, io lì non conosco nessuno. Non mi far lasciare la mia casa, per favore…”
Papà batté un colpo sul tavolo e tuonò: “Ho detto che ci trasferiamo a Roma, Mel, punto e basta!”.
 Piansi tutta la notte . Il giorno della partenza, dopo aver fatto le valigie, giravo per casa, con la morte nel cuore. Entrai  nella mia stanza dei giochi. Volevo portare tutto con me, ma non potevo.
 Il mio cane lupo Rex, vedendoci andar via, ululava per la disperazione. Era il 18 settembre del 1989.
Bene, Mel, per oggi abbiamo fatto abbastanza. Riprenderemo la prossima volta.
Mi alzo, un po’ scosso, e lo saluto. Mi chiedo: “Chissà cosa pensa di me questo estraneo?”.
Il prossimo post sarà pubblicato Lunedì 27

17. Capitan Harlock

capitan harlock
CAPITAN HARLOCK è un film d’animazione in computer grafica del 2013 diretto da Shinji Aramaki e scritto da Harutoshi Fukui basato sull’omonimo manga di Leiji Matsumoto.
Il film è stato distribuito nei cinema giapponesi a partire dal 7 settembre 2013, mentre in Italia è stato presentato fuori concorso alla 70ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ed è uscito nei cinema italiani il 1º gennaio 2014, distribuito da Lucky Red.
Ieri al cinema c’erano due tipologie di persone: i vecchi arnesi come me, nostalgici e desiderosi di tornare bambini per un due ore,  anche se alcuni sono ormai padri
Poi c’erano i giovani virgulti, incuriositi da una leggenda e dall’ottimo marketing e dal trailer.
Capitan Harlock e Capitan Futuro hanno rappresentato per la mia generazione:speranza, novità, curiosità.
Eroi senza tempo, che ogni settimana ci facevano sognare e divertire.
Questo Harlock è diverso dal cartone animato degli anni 80.
E’ sempre molto”dandy”e fascinoso, ma è molto più cupo e cinico.
Il film pone allo spettatore fin da subito un quesito chiaro e d’attualità: Sei pronto a fare tutto ciò che è necessario per la Libertà?
La libertà è il mantra di Harlock.
In un mondo devastato dalla guerra e dalla tecnologia, l’uomo deve ritornare all’amore per la Natura e per la Terra per il regista.
Ambientalisti contro Burocratici, è lo schema del film.
Harlock è un film tecnicamente ben riuscito ed imponente, ma non scalda il cuore.
I dialoghi sono freddi e banali.
Il fascino del capitano non basta a coprire i limiti del film.
L’’operazione nostalgia è riuscita a metà.
Avremmo voluto ascoltare la vecchia colonna sonora.
Il finale è aperto, ma troppo confuso.
Ci sarà sempre bisogno di Harlock e della sua astronave.
Almeno finchè un figlio chiederà al proprio padre se è possibile vedere il cartone di Harlock, come ci è capitato d’ascoltare all’uscita del cinema.

16. Angry Games-la ragazza con l’uccello di fuoco

angry games
ANGRY GAMES, LA RAGAZZA CON L’UCCELLO DI FUOCO DIRETTO DA: Jason Friedberg, Aaron Seltzer
CON: Maiara Walsh, Cody Christian, Brant Daugherty, Alexandria Deberry, Lauren Bowles, Nick Gomez, Joseph Aviel, Jade Roberts, Jason Stanly.
Va riconosciuto un merito agli americani, almeno nel cinema, sanno farsi beffe dei loro idoli.
Mentre in Italia esiste il reato di”lesa starletta”.
Le major americane hanno capito che fare le parodie dei grandi film piace al pubblico e soprattutto fa capire che nessuno è intoccabile.
Stavolta è stato il turno dell’acclamata Jennifer Lawrence e di Hunger Games, film cult per  milioni di teenager .
Angry Games non ha pretese di fare la storia del cinema.
La sceneggiatura è scarna, a tratti banale, ma regala risate.
I dialoghi sono pieni “allusioni” e “doppi sensi, ma senza scadere nella bieca volgarità.
I registi mettono alla berlina il potere della TV , dei social network e dei reality
Gli attori almeno per me sconosciuti, svolgono il compito in maniera dignitosa.
Il film si fa beffa della”filosofia” di Hunger Games.
Da menzionare l’esilarante scena d’amore tra la protagonista e il suo compagno di giochi davanti ai milioni di persone.
Un duro attacco al dilagante voyeurismo.
Angry games,quando il biglietto del cinema costa meno, si può vedere.
Lo spettatore non spegne la mente guardandolo, ma tra una risata e l’altra può rendersi conto degli eccessi della nostra società.

15. The Counselor(il procuratore)

il procuratore
The Counselor – Il procuratore è un film del 2013 diretto e prodotto da Ridley Scott, con protagonisti Michael Fassbender,Brad Pitt, Cameron Diaz, Penélope Cruz e Javier Bardem.
La pellicola è basata sulla prima sceneggiatura originale dello scrittore Cormac McCarthy, qui anche produttore, scritta nel dicembre 2011.
Il film è dedicato alla memoria di Tony Scott, fratello del regista Ridley, suicidatosi mentre il film era in produzione.
A volte le ciambelle non escono con il buco-
Ridley Scott stavolta manca il bersaglio.
Ambientato in Messico  il film racconta come un ‘ambizioso avvocato cerca d’entrare in un  grosso giro di droga e di come invece la sua vita viene travolta drammaticamente dagli eventi
Il procuratore interpretato da Fassbender lascia lo spettatore freddo e deluso.
La sceneggiatura volutamente complicata ed ambiziosa, risulta confusionaria e noiosa
I dialoghi sono retorici e poco coinvolgenti
La regia di Scott, appare prevedibile e scontata
Due le scene che rimangono impresse nella mente dello spettatore
La scena amorosa iniziale tra Fassbender e la Cruz, dove vengono esaltate “doti fisiche” degli attori.
Altrettanto forte e riuscita “l’amplesso” della  Diaz  sul cofano di una cabrio davanti ad esterrefatto Bardem.
Cameron Diaz nel ruolo della cinica, ambigua , sensuale”bad girl” merita una menzione.
The Counselor ha l’ambizione di raccontare l’avidità e crudeltà dell’uomo, ma resta appunto un’ambizione.
È la conferma che non sempre un grande regista ed un’ ottimo cast  danno garanzia di sfornare una ciambella di qualità..

14. Spaghetti story

spaghetti
Spaghetti story è un film di Ciro De Caro. Con Valerio Di Benedetto, Cristian Di Sante, Sara Tosti, Rossella d’Andrea, Deng Xueying.
E’ il caso cinematografico dell’anno in Italia.
Costato “solo” quindicimila euro, apprezzato in vari festival e dal pubblico , è snobbato dalla grande distribuzione.
Ieri abbiamo scritto di Sapore di te dei fratelli Vanzina e soprattutto ci chiedevamo dove il cinema italiano stava andando anche con i contributi  statali.
Ieri alla fine della proiezione di Spaghetti story, abbiamo trovato almeno una riposta.
Il cinema italiano è ancora vivo, ed è possibile fare film di qualità anche a basso costo.
Esiste un quarto “segreto di Fatima”: chi e come vengono attribuiti i contributi del Ministero dei Beni culturali?
De Caro  racconta con semplicità e ironia l’arte del “arrangiarsi” e i sogni di un giovane precario.
 Temi universali come : l’amore, lavoro, maturità sono trattati con un linguaggio efficace e diretto.
Il film convince perché ha una sceneggiatura brillante ed incisiva.
I dialoghi sono realistici e ben costruiti
Tutto il cast è convincente ed all’altezza.
Lo spettatore ride e partecipa alle”disavventure” dei protagonisti
Forse la regia è” scolastica”, ma  mostra comunque mano salda e buona vision d’insieme.
I protagonisti di Spaghetti story non sono eroi, ma persone “normali” che lottano e soffrono per una vita migliore, ma si dimostrano pronti ad aiutare chi è più “sfortunato”.
Spaghetti Story  regala una speranza per chi ama il cinema italiano, anche per questo va visto e sostenuto.

13. Disconnect- Sapore di te

disconnect
Disconnect è un film del 2012 diretto da Henry Alex Rubin, con protagonista Jason Bateman.
Il film viene presentato fuori concorso durante la 69ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica.
Un buon trailer è già il biglietto da visita di un film.
Cosi è stato per Disconnet.  Il trailer incuriosisce ed invoglia ad andare al cinema
L’uso ed abuso del web è il tema centrale.
Tre storie si sfiorano lungo il film, in maniera incalzante e coinvolgente.
Il web assume varie forme:bullismo, sostegno per un lutto, lussuria.
Il regista ci racconta attraverso queste storie, la nostra società ed i suoi eccessi.
La sceneggiatura è ben scritta.
Gli attori sono convincenti nei ruoli e danno profondità alle storie.
Interessante anche dal punto di vista tecnico, come il regista mostra sullo schermo le varie chat e le reazioni dei protagonisti.
Disconnect non ha grandi pretese cinematografiche, ma merita d’essere visto.
Il web è uno strumento delicato, dipende da chi c’è dietro lo schermo
Il finale è amaro, ma invita lo spettatore alla riflessione che la vera “connessione” è nel mondo reale.
Sapore di te è un film del 2014 diretto da Carlo Vanzina. A distanza di 30 anni dall’uscita di Sapore di mare, ambientato negli anni sessanta
 I fratelli Vanzina ritornano a Forte dei Marmi per raccontare le estati della prima metà degli anni ottanta.
L’operazione “amarcord” è fallita.
I Vanzina in un sol colpo, “massacrano” due film cult ed i mitici Anni 80.
Sceneggiatura insulsa. Dialoghi scialbi. Recitazione imbarazzante.
In Sapore di mare abbiamo scoperto ed amato Isabella Ferrari
In Sapore di te dobbiamo “accontentarci” di Katy Saunders.
Si salva dal marasma  un”decorso” Maurizio Mattioli.
Salviamo la colonna sonora.
Uscendo dal cinema, lo spettatore rimane con il“sapore amaro” d’aver visto il remake di un film cult, di cui non si sentiva l’esigenza.
sapore di te

12. Sale, zucchero, caffè(Vespa)- La Creatura del desiderio(Camilleri)

vespa
Sale, Zucchero e Caffè è l’ultima “fatica” letteraria di Bruno Vespa.
Lo so, per molti di voi, Vespa non è l’ideale di giornalista ed Porta a Porta vi produce l’orticaria,  i
Ma in un Paese dove si legge poco e niente, a mio avviso, i libri di Vespa svolgano un’utile funzione.
In questo libro il Bruno nazionale si racconta e rievoca la sua carriera da giornalista, partendo da i suoi primi passi dall’Aquila, suo paese d’origine.
La parte dell’infanzia e dell’adolescenza, risultano nel complesso, godibili ed interessanti.
Il Vespa” storico”, però annoia, non è il suo mestiere!
Viene tracciato un parallelo tra la vita del Paese e quella personale dello scrittore.
Alcuni momenti sono coinvolgenti, altri stucchevoli.
Vespa descrive il mondo Rai e di come era, di come è governata dai partiti
Come sempre, interessante “il dietro le quinte” del mondo politico attuale.
Dalle elezioni del Febbraio 2013 alla decadenza di Berlusconi come senatore in autunno, il lettore si sente coinvolto “nei giochi” di Palazzo.
Il linguaggio è semplice e colloquiale.
Vespa, probabilmente, non vincerà mai un Pulitzer, ma credo neanche Travaglio.
Vespa è un giornalista, può non piacere, ma è un professionista.
Il libro si fa leggere, senza pretese e aspettative, già una conquista per il nostro Bruno.
La Creatura del Desiderio:
Camilleri, ogni tanto, si prende una vacanza da Montalbano,  e si diletta a scrivere di fatti storici con il suo indiscutibile talento e verve.
Questo è il caso di questo libro.
Il protagonista è il pittore Oskar Kokoschka, ambientato a Vienna nel 1912 .
 Camilleri ci racconta la folle e passionale storia d’amore tra il pittore e  la giovane Alma Mahler.
I due si ameranno per tre anni, poi la donna stanca delle gelosie del pittore, lo lascerà senza mai voltarsi indietro.
Camilleri prendendo spunto dai diari di Kokoschka, ci descrive  con puntiglio e pathos, l’evoluzione e la degenerazione patologica amorosa del protagonista.
Ossessionato dal ricordo dell’amata Alma, decide di farsi costruire”una bambola” con le sue sembianze, stupendo amici e l’intero ambiente viennese.
Al fianco del pittore, c’è “l amorevole” cameriera che asseconda la sua “follia”.
Kokoschka si spingerà fino al limite, consumato dalla sua ossessione e solitudine.
Leggendo il libro, abbiamo trovato molte somiglianze con il film di Alberto Sordi”Io  e Caterina”.
Camilleri, con bravura, ci mostra come un’uomo può ridursi per amore.
Un libro adatto per chi ama senza limiti.
camilleri

90. Ritorno al passato- Parte I – 1977 – 1989

ritorno al passato
                                         Roma  22 Settembre 2009
Ora capisco come si sente il marinaio in mezzo alla tempesta. Incapace di stare in piedi.
 Disperato e in balia del mare e degli eventi. Ho paura dei miei pensieri.
La mia mente mi sta abbandonando .Mamma mi ha nuovamente accompagnato dallo Splendente.
Mi gira la  testa. Mi sento dentro un pozzo buio e freddo. Non so cosa fare.
Cosa devo aspettarmi da questo percorso?
Negli anni ho sentito molte persone esaltare i benefici della terapia.
Sono come un topo in trappola. Non ho alternative. Mi viene da piangere, seduto in questa fredda e silenziosa sala d’attesa.
La bionda segretaria mi ha sorriso. Gli altri pazienti aspettano il loro turno.
Guardo con ansia la porta chiusa. Cerco di riordinare le idee. Non so cosa dire. Non so cosa pensare dello Splendente. Finalmente la porta si apre. Non riesco ad alzarmi.
Lo Splendente mi sorride e mi fa segno d’entrare.
Mi faccio forza e mi trascino dentro. Mi sento morire. Mi accascio sulla sedia. Sento pulsare le  tempie. è calato il silenzio.
Ciao Mel, come va? Hai preso lo zyprexa che ti ho prescritto ?
Sì, Dottore, lo sto prendendo. Sono frastornato. Mi sento la testa  scoppiare.
Sono ritornato., ma non so da dove  riprendere.  Ho la nausea. Mi vergogno. Ho fatto un casino.
Mel, ti ho già detto che nessuno qui ti vuole giudicare. Siamo qui per ricostruire la tua identità e capire  come possiamo voltare pagina.
Procediamo per gradi. Iniziamo un viaggio nella memoria.
Raccontami chi è veramente Melvin. Per ogni persona c’è un inizio.
 Parlami della tua infanzia e dei tuoi primi amori, della tua famiglia.
Te la senti?
 Stringo il bastone e sospiro:Sono nato in Sicilia. La mia era una famiglia normale, semplice.
Mio padre era  ingegnere, mamma casalinga. Vivevamo in una bella villa su tre piani al centro della  città, che io chiamavo castello magico.
 Io e miei fratelli giocavamo nello spazioso giardino o nella stanza dei giochi per giornate intere.
 I primi anni della mia vita li ho trascorsi chiuso nella villa o a casa dei nonni o di qualche parente.
Ho avuto i primi contatti con il mondo esterno quando iniziai le elementari.
Papà e mamma ci preferivano  a casa.  Anche in seguito uscivamo poco.
La città era insicura negli anni ottanta. Dopo le venti c’era davvero il coprifuoco.
Per me, la villa era un castello magico, da dove potevo dominare la città.
Ero felice quando andavo a trovare i nonni o i cugini, mi sembrava un evento.
Papà e mamma non mi facevano mancare nulla. Ho dei bei ricordi della mia infanzia.
Lo Splendente scrive qualcosa, si versa un po’ di caffè e poi mi sorride:
Però mi sembra di capire che vivevi come un recluso, anche se in una prigione dorata.
Hai parlato dei tuoi nonni. Cosa mi dici di loro?
Purtroppo mi è rimasta solo la nonna materna. Ho un bellissimo rapporto con lei, è stata la mia seconda mamma. Mi ha cresciuto. Ogni pomeriggio veniva a casa e ci portava i pasticcini.
La sera  mi faceva mangiare.  Mi imboccava letteralmente.
Sa, io sono stato sempre un tipo un po’ schizzinoso. Per mia nonna,  farmi mangiare era una  missione. Fino al maggio del 2008 vivevo  a casa sua, quando ero in Sicilia.
La tengo sempre informata sulla mia vita. Mi chiede sempre se sono fidanzato e se la campagna è un lavoro sicuro.
Sorride: Come si chiama tua Nonna?
Alessandra, nonna Alessandra.
Bene prosegui  Mel
Mio nonno paterno Vittorio non l’ho mai conosciuto, è morto nel ’44. Era laureato in Lettere, ma era un imprenditore nel settore degli alcolici.
 L’ho visto solo in alcune foto. Me l’hanno descritto come una persona intelligente, creativa e sicura. Degli altri due nonni ho vaghi ricordi. La nonna Elisa la vedo intenta a cucire a macchina o a cucinare con il suo grembiule. Aveva uno sguardo così serio. Era una donna molto rigida, un po’ bigotta, così mi hanno raccontato. Era molto elegante, ci teneva a vestirsi bene. Perse il marito e  un figlio nel giro di cinquanta giorni.
 Di nonno Walter  ricordo che mi portava a mangiare la granita al mare o a passeggiare in montagna.
Lo vedo anche dolorante, disteso sul letto dopo l’operazione al cervello, che cerca di chiamarmi o  nel giorno della sua morte disteso dentro una bara. Anche lui era molto silenzioso, serio, preciso. Walter ed Elisa sono morti entrambi di cancro.
Lo Splendente annota.
Vogliamo parlare dei tuoi genitori?
Dottore, mi chiede una cosa un po’ particolare, nel senso che raccontare i propri genitori è sempre difficile. Comunque, ci provo. Mio papà si chiamava Andrea. Un linfoma se l’è portato via nel ’96, in meno di un anno, a sessantacinque anni.
Il nostro è stato un rapporto molto complicato. Ci siamo sempre scontrati aspramente sulle donne e su come ci si doveva comportare con loro. Non riuscivamo a capirci.
Questa incomunicabilità mi ha  sempre fatto soffrire molto. Ma non sarebbe giusto limitare papà solo in quest’ambito.
Era una persona allegra, creativa, espansiva, intelligente, generosa, buona .
E’ stato un padre sempre presente e premuroso. Amava stare tra i giovani.
La sua vita  fu segnata dalla tragica morte del fratello Angelo, a soli undici anni, bruciato vivo in un magazzino dove si trovavano fusti di benzina, lasciati là da nonno.
 Lo vide correre come una torcia umana sull’erba. Papà, pur avendo solo tredici anni, sapeva già guidare e, in assenza del padre, se lo caricò sulla macchina e lo portò in ospedale, inutilmente.
 Nonno, per il dolore  e il senso di colpa, morì cinquanta giorni dopo.
Mio padre ne fu segnato nel profondo. Non ha avuto più una guida e con nonna aveva un rapporto problematico.
 Mamma mi racconta che gli scontri erano forti. Negli studi era molto portato. Sognava la vita accademica, ma le invidie e la gelosia altrui gli impedirono la carriera.
 Poi venne la passione politica. Ricordo le riunioni in casa fino a notte inoltrata. Anche in quel caso non ottenne le soddisfazioni sperate, non aveva la “cattiveria” per emergere.
Lui lavorava e gli altri si prendevano il merito. Era un amante delle gare e delle auto. Aveva fatto anche il pilota collaudatore per la Ferrari.
Aveva avuto una gioventù  movimentata ma non aveva trovato la serenità.
Era sempre irrequieto. Soffriva di depressione bipolare. Era sempre nervoso.
Col tempo sarebbe peggiorato. Per tre anni fu in cura da un neurologo .
 Si sposò una prima volta a trentasei anni. Fu una scelta sbagliata.
 La moglie e la sua famiglia si rivelarono dei truffatori.  Riuscì a ottenere l’annullamento.
 Poi conobbe mia mamma e finalmente trovo un po’ di pace.
 Si sposarono quando lui aveva quarantatre anni e mamma ventitre.
Quando mi parlava della donna da sposare, diceva sempre: “Ti auguro di trovare una donna che valga anche solo la metà di tua madre, solo lei poteva sopportare un nevrastenico come me”.
 Mia mamma si chiama Elena, è la seconda di tre figli. Fin da bambina è stata studiosa e di poche parole.
La sua gioventù l’ha passata tra i libri. Usciva raramente di casa. Non amava le feste e la confusione.
E’ orgogliosa, testarda, onesta. Ma soprattutto non ha paura di niente. Non l’ho mai vista indietreggiare davanti a niente e nessuno.
La sua integrità morale è immensa Guarda dritto negli occhi. Parla poco, ma, quando lo fa, le sue parole sono come pietre.
Con mio padre fu davvero un colpo di fulmine. Nonostante la differenza di età si completavano a vicenda. Papà era un vulcano, mamma provava a spegnerlo o quantomeno a contenerlo.
Mia nonna mi racconta spesso questo aneddoto: “Dopo aver conosciuto ufficialmente tuo padre, in casa c’era un po’ di preoccupazione. Tuo nonno era scettico sull’unione. Pensavamo che la differenza di età avrebbe pesato. La storia del primo matrimonio fallito. Insomma le premesse non erano delle migliori. Tuo nonno affrontò  tua madre e cercòdi  farla ragionare, ma lei tagliò corto dicendo che avrebbe sposato Andrea o nessun altro.
Mamma ha sacrificato tutto alla famiglia. Doveva discutere la tesi in Lettere quando nacqui , quindi non lo fece più.
Nel corso degli anni mi è stata sempre vicina, in particolar modo per lo studio. Mi vedeva svogliato e poco attento  e si preoccupava. Cercava sempre di stimolarmi. Facevamo i compiti insieme. Per il resto mi ha sempre lasciato libertà assoluta.
 Le uniche discussioni tra i miei genitori erano su di me. Mamma chiedeva a papà di rimproverarmi per lo scarso impegno e lui ribatteva che il problema non era lo studio, ma il fatto che non avessi ancora una ragazza.
 Spesso papà mi diceva: “Mel, io con tua madre non ho mai litigato e non posso divorziare perché tu non hai la testa per studiare. Quindi, per favore, falla contenta e studia, perchè io non ne posso più di sentirla lamentarsi”.
 La storia d’amore tra mio padre e mia madre è davvero  come un bel film. Si sono conosciuti e amati pur nella loro diversità.
Ogni tanto mi interrogo su cosa sia veramente l’amore, potrei cercare tante frasi e tanti esempi dalla letteratura o dalla storia, ma non sarebbero per me altrettanto forti come il ricordo che conservo: è l’autunno del ’96, sono ad Acireale, a casa di mia nonna.
Papà è a letto, immobile non parla più, la fine è ormai prossima. Non riesco a stare nella sua stanza, a vederlo ridotto in quello stato. Mi faccio coraggio e mi avvicino quando mi blocco sulla porta perché vedo mia madre seduta vicino al letto. C’e un silenzio quasi tombale. La osservo mentre tiene la mano di mio padre. Non riesco a capire se mamma pianga o meno. Decido di lasciarli soli. Non dimenticherò mai quella scena.
Credo che i tuoi genitori, al di là delle loro storie personali, abbiano  inciso parecchio sulla tua personalità. Tuo padre con la storia  delle ragazze e tua madre con  lo studio. Ma ne parleremo più avanti. Com’è il rapporto con i  tuoi fratelli?
E’ sempre stato buono, anche se abbiamo caratteri diversi. Io sono il secondo.
Francesco è sempre stato lo studioso riflessivo, Piero è il taciturno pignolo, io  ero quello tra le nuvole.
Ci siamo scambiati confidenze molto di rado,. ma siamo sempre stati presenti l’uno per l’altro.
Siamo cresciuti  insieme. Mai una volta l’invidia o la gelosia nei loro confronti mi hanno sfiorato.
Se mi chiede con chi ho maggiore confidenza, non saprei cosa risponderle.
 Con Piero abbiamo dormito nella stessa camera per dodici anni ad Acireale.
Era la vittima dei miei giochi, quando lo costringevo a fare il concorrente per le fantomatiche trasmissioni in cui mi immaginavo  come un brillante presentatore.
Francesco è più distante, più freddo. So solo che non  posso immaginare  fratelli diversi. La mia vita senza di loro sarebbe stata ancora più vuota.
Bene, Mel, mi hai fatto un quadro della tua famiglia. Ora vorrei che tu mi raccontassi i primi tuoi passi amorosi in Sicilia. Se ci furono e cosa accadde.
Gli sorrido , guardo fuori dalla finestra e bevo un sorso di caffè: Se proprio devo…
Le racconterò come sono diventato il Don Abbondio dell’Amore.
Il prossimo post sarà pubblicato Lunedì 20

11. Peppa Pig

pepa pig
Peppa Pig è un cartone animato britannico, diretto e prodotto da Astley Baker Davis.
Distribuito in 180 paesi, è rivolto ad un pubblico di bambini e consta di episodi di 5 minuti ciascuno.
La prima stagione è del 2004, la seconda stagione è del 2006, la terza stagione è del 2009 e la quarta stagione è del 2011.
Questo cartone animato, che ha avuto un grandissimo successo, è seguito da moltissimi bambini.
Per i più piccoli è un cartone animato molto istruttivo, perché insegna i numeri, i colori, l’importanza del riciclo dei rifiuti e molte altre cose.
Le mode sono, spesso, strane ed incomprensibili.
Tutti noi, almeno una volta, hanno seguito la corrente.
Questo è il momento di  Peppa Pig.
Chi ha un figlio, un nipote o un amico con figli, sa di cosa sto parlando.
Per i “pochi miscredenti”, Peppa è una piccola maialina rosa.
Le storie di Peppa e della sua famiglia,da ieri,  si  sono spostate anche al cinema.
Orde di bambini accompagnati da genitori e zii si sono riversate in tutte le sale d’Italia.
Il film è formato da vari episodi.
Storie semplici e ovviamente tutte a lieto fine.
I disegni sono “vecchio stile”.
Niente 3D o altre modernità
Peppa piace perché è semplice ed in fondo educativo.
La mia generazione è cresciuta con Holly e Benj, Mazinga e Goldrake tra i tanti.
Non voglio fare, ovviamente, paragoni.
Vedere il volto sorridente di mio nipote e degli altri bambini in sala, quando Peppa e il fratellino George giocano nelle pozzanghere di fango, è valso il prezzo del biglietto.
Peppa Pig per un’ora ti fa tornare bambino, quando andare al cinema, prima d’ogni cosa era una festa.