23. The Wolf of Wall Street – I Frankenstein

lupo
The Wolf of Wall Street è un film del 2013 diretto e prodotto da Martin Scorsese, con protagonista Leonardo Di Caprio, anche produttore, nei panni di Jordan Belfort, uno dei broker di maggior successo nella storia di Wall Street, negli anni 80
La pellicola segna la quinta collaborazione tra Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio[1].
Il film è l’adattamento cinematografico dell’omonimo libro autobiografico scritto dallo stesso Belfor
Sui social ne work negli ultimi giorni sono due gli argomenti che vanno per la maggiore.
Gli elogi per la straordinaria interpretazione di Di Caprio e l’intramontabile talento di Scorsese alla regia ed i continui ed incessanti  paragoni con Wall Street di Oliver Stone
 Se sul  primo punto, pur non condividendo lasciamo al singolo spettatore il legittimo e sacrosanto diritto di “enfatizzare”, dissentiamo invece nettamente sul secondo.
Oliver Stone con Wall Streeet  ha raccontato magistralmente un’epoca, il pensiero e le azioni di una generazione.
Scorsese ha voluto sottolineare invece la degenerazione e gli abusi di un periodo.
Michael Douglas incarnò il cinismo, il fascino e l’ambizione di un popolo che sognava una possibile El Dorado.
Di Caprio, seppure bravo, è caricaturale e fastidioso  nella foga di raccontare gli eccessi e il carisma del suo personaggio.
Gli Anni Ottanta hanno sconvolto gli usi e costumi del mondo.
 Sono nel entrati nel nostro vocabolario parole come: Aids e Cocaina
The Wolf piace, ma non convince fino in fondo.
Le tre ore di film pesano perché la sceneggiatura più che raccontare , descrive.
Lo spettatore “subisce” parolacce, sesso, droga, ma fatica a trovare il filo rosso della storia.
Il ritmo è frenetico, nevrotico come il protagonista.
I dialoghi sono “urlati”.
Se in Wall Street, Charlie Sheen rappresentava l’alter ego di Douglas.
In Wolf, un brillante e convincente Jonan Hill, socio nel film, completa Di Caprio.
Due le scene che meritano d’essere ricordate:
Il colloquio iniziale tra un’ ancora ingenuo Di Caprio e il mentore Matthew McConaughey e l’esilarante, ma stesso tempo drammatico gag tra Di Caprio ed Hill, drogati persi.
Wall Street ha segnato un epoca ed è diventato un cult per molti.
The Wolf of Wall Street è un buon film, nulla di più
Più che un lupo, in fondo era un micio in cerca d’affetto, almeno per noi.
I Frankenstein è un film del 2014 scritto e diretto da Stuart Beattie, con protagonista Aaron Eckhart.
La pellicola è tratta dall’omonima graphic novel di Kevin Grevioux, ispirata alla creatura del celeberrimo romanzo Frankenstein di Mary Shelley.
Quando scelgo un film da vedere, leggo le critiche degli esperti, ma di solito non mi faccio influenzare.
Su Frankenstein, il giudizio di bocciatura era unanime.
Ieri sfidando la fredda notte romana , sono andato per capire se i critici fossero stati eccessivi.
Non sono contrario alle rivisitazioni in chiave moderna e/o dark di fiabe e leggende.
Negli ultimi anni sono stati fatti anche dei buoni lavori:Biancaneve, Hansel e Gretel per citare gli ultimi casi.
Ma mentre vedevo Frankenstein, una certezza prendeva forma:anche i grandi attori americani devono pagare le rate del mutuo.
Aaron Eckart è un’attore che ci piace, ma stavolta è davvero indifendibile.
Il suo Frankenstein introspettivo e sofferto non convince per nulla.
Il mito di Frankenstein viene fatto a pezzi con una storia risibile e stentata.
Il “nostro eroe” si trova in mezzo a una guerra lunga secoli tra Gargoyle e Demoni.
Entrambi i contendenti vogliono eliminare Frankenstein , ma nello stesso tempo lo considerano un “prodigio”.
Se la sceneggiatura latita, i dialoghi sono nulli.
Gli effetti speciali che di norma in questi film danno almeno sazio all’occhio dello spettatore, sono” modesti “ e”scolastici”
Perché andare a vedere Frankenstein, di mercoledi?
 Due parole: Yvonne Strahovski, la scienziata Terra nel film.
La “fidanzata” di Dexter si conferma oltre essere una bella donna, un’attrice interessante.
Nel marasma del film, la sua interpretazione regala un sussulto allo spettatore.
I “veri mostri” sono certi produttori e sceneggiatori, che nella speranza di sbancare il box office, dimenticano che il cinema prima d’ogni cosa è Arte.
Forse questo Frankenstein, diventerà un cult, magari pagherà qualche rata di mutuo agli attori e produttori, ma allo spettatore resterà la sensazione che i “veri mostri” sono altri.
frankeistein
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