21. Tutta colpa di Freud

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Tutta colpa di Freud è un film italiano uscito nel gennaio 2014 e diretto e sceneggiato da Paolo Genovese, con: Marco Giallini, Anna Foglietta Vittoria Puccini,Vinicio Marchioni, Laura Adriani, Alessandro Gassman,Claudia Gerini.
Dopo “la fase” Immaturi, Genovese prova a cambiare registro e racconta un tema universale come l’amore attraverso gli occhi e la vita di un’analista 2.0 interpretato da Marco Giallini.
Negli altri paesi, prima  nel cinema e poi  in TV, la figura dello psichiatra è stata svecchiata, rivista e resa anche protagonista  di alcune storie. Ricordiamo ad esempio la serie americana “In Treatment” con Gabriel Byrne.
Come sempre noi italiani arriviamo dopo e soprattutto a modo nostro.
La scorsa primavera Sky ha prodotto la versione italiana di”In treatment” con Sergio Castellito.
Qualcosa si muove, dovremmo dire, ma non è sufficiente
Tutta colpa di Freud è un prodotto più televisivo che cinematografico.
I dialoghi, la recitazione e la regia sarebbero stati, a nostro avviso, più adatti per il  piccolo schermo.
Ci domandiamo perché dopo Vanzina anche questo film sia stato considerato “d’interesse nazionale”dal Ministero dei Beni culturali e quindi beneficiato di contributi pubblici.
Francesco(Giallini) prima d’essere uno psichiatra è un padre di tre figlie(Puccini, Foglietta Adriani).
Tutte tre alle prese con problemi d’amore.
Il film si sviluppa attraverso le tre storie delle figlie.
Convince e diverte la storia della Foglietta, lesbica in crisi d’identità sessuale
La Foglietta si conferma volto nuovo e fresco della commedia italiana.
La Puccini si conferma “fredda” per il cinema. Non convince nel ruolo, svolge il compitino della libraia sognatrice senza emozionare.
Bene invece Marchioni, anche da “muto” conferma le sue qualità artistiche.
Scontata e banale la storia con protagonista Gassman, marito infedele pentito.
Giallini si conferma attore di livello, ma non riesce a dare fino in fondo profondità al suo personaggio.
Apprezzabile l’interpretazione della Gerini.
Immaginiamo che il caro Freud dopo aver visto il film, si sarebbe accesso un sigaro e si sarebbe chiesto”Ma cosa c’entro io con la crisi di creatività del cinema italiano?”
Produttori e sceneggiatori italiani, magari, un giro sul lettino dovrebbero farselo.
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