76. Il Vuoto

solitudine
Sono inquieto da sempre.
Molti mi hanno dato del nevrastenico.
La serenità è il mio Sacro Graal.
Lo Splendente non smette di ripetermi che il mondo continua a muoversi a velocità, mentre   mi lagno e mi fustigo.
Ma quanti potrebbero vivere con la mente impegnata 24 ore su 24 con i file?
Rivedo sempre lo stesso film.
Stessi attori, stesso copione, stesso finale.
Non so più cosa inventarmi.
Dicono, chi la dura, la vince.
Vado avanti per forza d’inerzia.
Sono di nuovo nella sala d’attesa.
Parlare per non risolvere nulla.
Mi sembra di sprecare tempo e fiato.
Lo Splendente non capisce fino in fondo la devastazione dei file.
La porta si apre ancora una volta, sospiro ed entro
Ciao Mel, come va?
Sono in un Limbo, Dottore.
Sto scontando la mia pena, anche se non ne conosco la fine.
Mel, hai finito di lamentarti? Hai conosciuto qualche donna?
Si, Dottore, mi vedo solo con Miss Senso di Colpa , la conosce?
Sorride e scrive qualcosa sul quaderno: Ok Mel, riprendiamo il viaggio.
Raccontami del tuo incontro con Luisa.
 Mi sembra di capire che per te era un momento importante.
Cosa succede?
Come d’accordo concordai con Luisa l’appuntamento tanto atteso.
La raggiunsi per pranzo.
Ero davvero emozionato.
Nella testa mi risuonavo le sue parole Dottore”Lascia perdere Mel.Non devi chiedere scusa a nessuno. Questa storia non interessa a nessuno” per questo decisi di non dirle nulla.
Quando vedo Luisa uscire dall’ufficio, sento un brivido lungo la schiena.
Per l’emozione mi cade il cellulare dalle mani.
Luisa mi sorride e dice”Va bene l’emozione, ma stai attento”.
Ci salutiamo con un bacio sulla guancia.
Non è cambiata rispetto all’ultima volta che l’ho vista(ottobre 2007).
Anzi sembra più carina e solare.
 Luisa decide  il ristorante.
Sono davvero imbarazzato ed emozionato.
Una volta seduti inizio il discorso tante volte studiato e preparato nella mia mente.
Ovviamente inizio scusandomi per il mio comportamento.
Luisa mangia e ascolta la mia versione dei fatti.
Ogni tanto mi fa qualche domanda.
Con il corso dei minuti, si scioglie la tensione e soprattutto l’imbarazzo.
Mi sforzo d’apparire sereno e tranquillo.
Luisa mi guarda e  dice” mi sembri il Mel che ho conosciuto tanto tempo fa.
Le scuse non erano necessarie. Per me il caso è già chiuso. Ci tenevo a vederti.
Ho apprezzato la tua volontà di chiarire.
Quando nell’estate del 2009 hai scritto quell’email ero arrabbiata, ma poi l’Esimio mi ha fatto notare il tuo coraggio.
In pochi  si sarebbero presi la responsabilità e avrebbero chiesto scusa.
Mi ha consigliato di darti una possibilità:in fondo non hai ucciso nessuno.
Certo alcune cose mi sembrano davvero strane.
Bastava che tu fossi rimasto a Roma con noi e tutto si sarebbe risolto.
Ma ormai è passato. Inutile pensarci”.
Il resto del pranzo la passiamo a parlare dei rispettivi lavori.
La conversazione è abbastanza sciolta, anche se non mi sento completamente a  mio agio.
Sento la testa pulsare. Mi sento agitato ed angosciato. Ci salutiamo davanti all’ufficio.
Le dico”Grazie ancora Luisa per avermi concesso questo incontro. Te ne sono grato.
Spero davvero che ci sia la possibilità di ricostruire la nostra amicizia. Ci terrei tanto.
Se passi dalle mie parti, fatti viva per favore”.
Luisa scosse la testa e tornò in ufficio.
Nel pomeriggio avevamo una seduta Dottore.
Pensavo di sentirmi meglio.
Meno oppresso dai file.
Le parlai dell’incontro, ricorda?
Si, Mel, ricordo, ti dissi che non ti avrei mangiato se mi avessi detto dell’incontro e sorride.
Dopo la seduta mandai  un sms”Cara Luisa,grazie ancora di tutto.
Spero di vederti presto”
Rispose ”Se la luna vorrà.”
I giorni seguenti furono però segnati dall’angoscia e dall’ansia.
Mi ero illuso che Luisa potesse chiamarmi subito.
Stavo realizzando che le sue parole Dottore erano vere.
Ero avvilito.
Nessuno mi cercava.
Nessuno era interessato alla mia storia
A breve ci sarebbe stato la nuova edizione del Roma Fiction Fest.
Avevo saputo che l’Aspirante sarebbe stata presente.
Per qualche giorno pensai d’andarci.
Credevo che rivedendola, potessi rompere la maledizione.
Ero anche curioso di sapere quale emozione avrei provato
Ma dopo essermi consultato anche con lei,rinunciai.
Mi sembrava una perdita di tempo.
L’esperienza con Luisa poteva bastarmi.
A giugno ci fu il battesimo di Aldo in campagna.
Fu una bella festa, come sempre. Lo so, Dottore, le ho parlato poco di mio nipote.
Come zio mi sento mancante, ma non mi  sento  di esserlo fino in fondo.
La mia testa è troppo impegnata con i file per dedicarmi al mio bel nipote.
Anche quel giorno la mia testa era in fiamme.
Sentivo sempre la voce del Dottor Serioso e i colloqui con Gigio e vedevo gli incontri con Godot.
Mi sentivo fisicamente diverso.
Non mi piacevo.
Lo zyprexa mi aveva fatto ingrassare, nonostante la frequentazione quotidiana del tapis roulant
Francesco e Stefania sembravano nervosi e un po’ provati, ma pensavo che fosse dovuto al difficile mestiere d’ essere genitori.
Era l’anno dei Mondiali, ma li seguivo con apatia e distacco.
Ero irrequieto, avvilito, ero impaurito dall’estate.
Ricordo che l’ultima seduta prima della pausa estiva fu traumatica, almeno per me.
Mi disse che adesso dipendeva da me.
Dovevo trovare la forza per uscire dall’angolo.
La terapia mi aveva tolto secondo lei, la fantasia malata e i sensi di colpa.
Ora dovevo farmi forza e reagire.
Uscìì dal suo studio in uno stato d’angoscia e oppressione forti.
Mi sentivo schiacciato dai file e dai rimpianti.
Scesi in Sicilia con mamma e nonna in uno stato di malessere importante.
Vedevo il replay dell’estate precedente: devastante e opprimente.
Mi sentivo soffocare.
Volevo scappare da tutto e tutti.
Mi aggiravo per casa come un anima in pena.
Provavo un po’ di sollievo quando parlavo con la Ciovane.
Era passato un’ anno dal nostro primo incontro, ma si era dimostrata una vera amica.
Non mi aveva fatto mai mancare il suo sostegno.
Francesco mi offri di lavorare con lui e quindi di tornare a Roma.
Anche lei era favorevole a quest’idea, ma non mi sentivo pronto.
Sentivo la testa che esplodeva. Non potevo concentrarmi.
Non mi vedevo chiuso in ufficio con il caldo, a fare la rassegna stampa sulle energie rinnovabili
Mamma e Francesco provarono a convincermi per giorni, ma ero deciso.
Mi trascinavo in campagna con un senso di nausea e d’impotenza.
Durante l’estate conobbi un ragazzo, Lucas , amico di  Cesare,  giovane rampante di Confindustria
Fu una conoscenza positiva.
 Lucas era un ragazzo vitale, mondano , ricco di amici e amante del ballo.
Era d’origine cubane, ma viveva da anni in Italia, dove aveva avviato una brillante carriera da PR.
Viveva nella sua barca a vela al porto del  Bueno Retiro.
Lo chiamavo”Il Ciovane mondano”.
Si prese a cuore il mio caso.
Mi spronava ad uscire e a fare festa.
Andammo non so a quante serate ed apertivi.
Fu sicuramente un’ aiuto importante in un momento di difficoltà
Fumava spesso il sigaro nei nostri incontri  e mi diceva:”La vita è una donna capricciosa,Mel. Non pensare troppo, agisci
Basta  inutili farmaci!”.
Scuotevo la testa, gli sorridevo e passavamo le serate a parlare di donne e di Cuba.
Vennero a trovarmi prima Carlo ed la compagna Carlotta, neo fidanzati.
Infatti Carlo aveva mantenuto la parola e le  aveva fatto la proposta
Con mio grande stupore si sarebbero sposati nel luglio 2011.
Avrei dovuto fare da testimone .
 Accolsi quell’ invito con onore e paura.
Speravo che il mio amico non stesse facendo il passo più lungo della gamba.
Poi fu il turno di Mario e della fidanzata Michela.
Passarono dal Bueno Retiro prima di andare dai genitori di lei.
Anche la presenza dei amici non servì a scuotermi dal mio torpore e angoscia.
Decido di chiudere anche l’esperienza del Trofeo Melvin.
Dopo 20 anni si era chiusa la spinta, avevo finito l’entusiasmo
Organizzare la partita era diventata ormai una sofferenza.
I ragazzi facevano a gara per disimpegnarsi.
Mi snervava cercare la data giusta per la partita facendo centinaia di telefonate e messaggi.
Il bilancio finale è di dieci vittorie per ciascuno.
La fine del Trofeo è l’ennesimo segnale che non ho più la forza di continuare il vecchio stile di vita.
Non mi soddisfa più, anzi mi crea angoscia e oppressione
Lo Splendente:Ricordo Bene quel periodo, Mel.
Ci siamo sentiti spesso ad Agosto.
Eri molto agitato, angosciato. Ti prescrissi un nuovo farmaco,un anti ossessivo.
Ma fu un  fallimento.
 Le tue non sono ossessioni, ma dovevo fare un tentativo.
Era il primo anniversario della “tua morte”.
La tua mente stava celebrando quell’ evento
Non vedevo l’ora che l’estate finisse, ero stremato, turbato, irrequieto, triste.
Stava ricominciando “Qualcosa è Cambiato” in Tv e avevo anche il terrore di aprire la televisione.
Avevamo sospeso anche lo zyprexa.
Temevo di perdere il contatto con la realtà
Lo dissi pure a mamma prima di partire, mettendola in allarme.
Ero davvero depresso.
Stanco dei miei pensieri ed avvolto in un aurea di negatività
Nonostante l’interruzione dei rapporti, sul messenger cercavo di avere notizie su Caterina.
Volevo sapere come se la passava in Giappone.
La immaginavo felice e spensierata.
Era stupita del mio interessamento.
Mi scrisse in risposta ”non capisco cosa vuoi da me. Io ho bisogno di calore e sicurezza”.
Calore e Sicurezza, Dottore,sono due parole che ancora oggi nel rapporto tra me e Tesoro riecheggiano.
Il giorno prima della partenza, incontrai la Ciovane al bar del Bueno Retiro per una  granita.
La Ciovane  mi convinse ad aprirmi.
Voleva capire il perchè di questo mio stato.
Le confessai tutto,ancora una volta tremando. Ascoltò con pazienza .Non mi fece domande.
Poi mi guardò e mi disse”Mel sicuramente hai fatto delle cose brutte, molto discutibili, ma hai pagato il tuo prezzo. Non meriti di soffrire cosi” e mi abbracciò.
La sentiì davvero vicino.
Torno a Roma, agitato ed irrequieto.
Temo di ricadere nel tunnel delle voci.
Arrivo alla nuova seduta in uno stato d’ansia e di frustrazione.
Ricordo che le dissi con filo voce”Dottore, io non c’e la faccio più, la testa mi sta scoppiando.
Dovrei andare a Milano per vedere una partita e per salutare Flavia prima del parto, ma non  credo d’averne la forza”
Lo Splendente:Ricordo bene quel momento. Ti dissi di smetterla di piangerti addosso.
Eri molto lucido e consapevole, come non mai da quando eri venuto da me.
Decisi di toglierti lo zyprexa.
Il vuoto esistenziale ti porta a creare i file.
Eri convinto che i file fossero delle ossessioni.
Parlammo della tua vigliaccheria con le donne della tua vita.
La tua rabbia e frustrazione nascevano da uno stato d’insoddisfazione e di rimpianto.
Scuoto la testa e sospiro:Ogni tanto penso che le parole del Dottore Serioso nella famosa telefonata siano state profetiche.
Sento la sua voce che mi avverte, che se non mi faccio aiutare passerò le pene dell’inferno e che, dopo, sarò solo un caso medico.
Mi parlava di un blocco su Ginevra come qualcosa di semplice da togliere.
Mi sono fatto del male da solo, Dottore.
Passo le giornate a cercare di capire cosa sia successo nella mia testa.
 Da tempo mi ha fornito la sua tesi, ma non mi convince.
Resta un’ enigma cosa sia successo realmente.
Cosa ha spinto la mia mente a “bloccare” determinati episodi?
In realtà pensavo all’Aspirante nei due anni successivi, ma indubbiamente non era più al centro dei miei pensieri.
Come se le minchiate dell’operazione e del recupero avessero acquisito il ruolo principale della storia.
Mi ero ostinato nel difendere ad oltranza il ridicolo.
Il rimpianto di una possibile storia con Godot mi strugge.
Sono consapevole che tutto poteva durare anche solo un giorno.
Ma non riesco a fare  pace con questa fuga.
Questa storia era diversa dalle altre.
Ricordo che tornai a casa dalla seduta confuso ed inquieto.
Mi aveva spinto a rivedere il racconto scritto a Dicembre del 2009 e magari di mostrarlo a uno sceneggiatore.
Così decisi d’inviarlo sia alla Ciovane che a Luisa  per saggiare le loro reazioni.
La Ciovane mi confermò solidarietà, anche se, mi confessò, che alcune  parti del racconto l’avevano turbata.
La reazione di Luisa fu brusca, netta, di chiusura.
Mi chiese se fossero veri gli episodi con l’Aspirante.
Non aveva mai avuto una grande stima dell’attrice.
La considerava vacua e capricciosa.
Ricordo che sul messenger scrisse”E’ ulteriore conferma di quanto questa ragazza sia idiota.
Tu ti  stavi facendo gli affari tuoi e lei ti è venuta a rompere. Comunque questa storia non mi interessa.
Ci sono troppe persone coinvolte. Poi ci siamo io e l’Esimio
Ma hai fatto tutto questo casino per lei? Hai avuto una storia con lei? Queste cose vanno dette”
”No, Luisa. L’Aspirante non mi ha fatto nulla. Capisco che la storia non ti piaccia.
Ma mi fido di te. So  che tu saresti l’unica in grado di poter scrivere eventualmente questa storia. Magari ne possiamo parlare con un caffè davanti cosi ti spiego meglio”
”Vediamo, sono sempre impegnata. Sentiamoci”.
Nonostante mi sentissi  oppresso e avvilito, decido di partire per Milano per il week end.
Speravo di rompere l’assedio dei file.
 Milano mi accolse venerdì con classico tempo autunnale: Freddo, pioggia e vento.
Flavia mi fece mandare un sms da suo marito Ezio.
Alessio, il secondogenito,aveva deciso di nascere in anticipo
L’avrei rivista in ospedale domenica.
Avevo stabilito con mio cugino Ludovico che avrei soggiornato a casa sua.
Con lui a altri amici  saremmo andati a San.Siro.
Prima della partita,decido di salutare la mia  amica Rita e suo marito Samuele.
Mi offrono un thè e con biscotti e parliamo delle nostre vite .
Ho difficoltà a raccontare. Come si può spiegare il vuoto e la desolazione Dottore?
Rita è sempre stata una ragazza vitale, simpatica, dinamica.
Sentendomi parlare si convinse che la svolta per la mia situazione potesse essere conoscere una donna e all’improvviso si illuminò”Ma certo, Mel, come ho fatto a non pensarci prima.
Ti devo presentare la mia amica Claretta.E’ una psicologa. Ha 35 anni. Vive in Toscana.
Ti somiglia molto. Secondo me è il tuo alter ego al femminile.
Magari possiamo organizzare un incontro”
”Rita, in questo momento non mi sembra il caso. Non ho voglia di nulla.
Cerco di capire come sia convissuti in me Dr Jekill e Mr Hyde.
Comunque se esiste il mio alter ego femminile, magari un giorno sarei curioso di conoscerla”.
 Poi guardai suo marito e gli chiesi”Samuele ma questa Claretta come è?”
Scosse la testa e allargò le braccia, mentre Rita prendeva le chiavi della macchina per accompagnarmi allo stadio, visto la pioggia battente disse”Lascia perdere Samuele. Claretta è una gemma. Quando la conoscerai, te ne renderai conto”.
Fu emozionate andare per la prima volta a S.Siro.
Lo stadio è davvero magnifico.
Il fascino è indiscutibile.
Vidi una bella partita, anche se fini in parità
Il giorno dopo, come stabilito, andai in ospedale da Flavia.
Arrivai e rimasi qualche secondo sull’uscio della porta  ad osservarla.
Aveva in braccio il piccolo Alessio.
Era ormai una mamma.
Aveva costruito la sua famiglia.
Era sempre bella anche se un po’ provata dal parto.
Per un secondo immaginai che quella scena  sarebbe potuta essere con me a Roma.
Ma, comunque mi riempi il cuore di gioia nel  vederla realizzata.
L’abbracciai e parlammo del parto.
Mi guardò e disse”Mel promettimi che vieni un’altra volta a Milano con più calma”
”Ok,basta che non mi partorisci più, non potrei reggere un’altra emozione del genere”
Sono legato a Flavia Dottore.
Il nostro è un rapporto  così profondo e forte nonostante il tempo e gli eventi.
Siamo due anime gemelle che hanno scelto di non condividere una vita insieme.
Ma c’è un filo che ci unisce, nonostante tutto.
Ci sarò per lei,qualunque cosa accada.
La trasferta milanese non portò grandi cambiamenti.
La mia mente e il cuore sono oppressi dai file e dalla desolazione.
Mi sento privo di forze ed entusiasmo.
Provo a contattare nuovamente sul messenger Luisa per cercare di spiegarle il senso profondo del racconto.
Ma si rifiuta d’ascoltare.
 Ricordo che le chiesi se fosse arrabbiata per quello che aveva letto ,  mi rispose”Non sono arrabbiata. Ormai non mi stupisco più di nulla.
Indosso ormai una maschera d’indifferenza. Troppe persone mi hanno ferito in questi anni.
Tutti cambiano. Io sono cambiata. Dovrei andarci io dal tuo Splendente.
Provo tanto odio per il mondo”
”Luisa mi dispiace sentire dire queste cose. Tu sei una brava persona.
Odiare è una parola grossa. Magari il mio racconto ti ha riportato alla mente brutti ricordi”
”Tu mi hai usata per avvicinarti all’Aspirante. Le persone abusano sempre della mia buona fede” Reagisco netto”Luisa ti sbagli. Noi eravamo amici e vorrei tanto esserlo ancora.
Ho pagato per i miei errori”
”Mi dispiace, ma non posso fare nulla per te. Ora vado a cena. Ciao”.
Ci rimango male. Luisa mi ha chiuso la porta in faccia, probabilmente  stava attraversando un brutto momento.
Nessuno capisce il mio dolore e il mio senso di vuoto.
Mi sento perso e disperato.
Ho la sensazione d’essere morto.
Non provo nulla.
Niente mi dà un emozione.
Faccio tutto meccanicamente:mi alzo, mi lavo, mi vesto, vado in palestra, guardo la fiction, faccio psicoterapia e leggo.
Mi trascino stancamente e vedo nero intorno a me.
Comincio ad avere pensieri negativi.
Neanche  uscire o parlare con gli amici mi aiuta.
Ottobre è il momento più difficile.
Il pensiero della morte e del suicidio mi sfiora.
Ho paura di questi sentimenti.
Rischio d’essere travolto dalla negatività.
Le sedute cominciano ad essere inutile e ripetitive.
Non  riesco a vedere un alternativa.
Immagino di suicidarmi prendendo  l’intera scatola di zyprexa.
Mi confido con Francesco,per evitare di mettere in allarme la mamma.
Ma Francesco non coglie il mio grido d’allarme, e mi dice solo”Non ti capisco
La tua vita è rimasta come era prima. Piuttosto vieni a lavorare da me.
Così la smetti d’avere tanto  tempo libero per pensare a queste cose”.
Sono sul punto di lasciare la terapia.
Ho la sensazione che con lo Splendente, non ci capiamo più.
Parliamo lingue diverse.
Parla solo di  donne e io mi  sento prigioniero dei file.
Lo Splendente:Già eravamo  in un brutto momento.
Eri bloccato dai file e la tue negatività ti spingevano in basso.
Avevi paura di vivere.
Trovavi più comodo mortificarti e piangerti addosso.
Volgere lo sguardo al passato, ti impedisce di fare un passo in avanti.
Ti rifiuti di trovare un alternativa alla tua vita.
Dottore, ne abbiamo parlato tanto ma continuiamo a non capirci sul punto.
Non ci può essere futuro per me, se prima non distruggo definitivamente i file.
Sono come una catena che mi legano al palo.
Sono paralizzato.  Non riesco ad immaginare un futuro, se non esorcizzo il mio passato.
Ho bisogno di respirare.
Mi sento stretto in un angolo.
Come si può ritrovare la gioia di vivere, se ritieni che la tua vita sia tutto un fallimento?
Il viaggio nella memoria serve a questo a Mel.
Trovare le risposte alle tue domande e cercare una soluzione ai tuoi problemi.
Scrivere spesso aiuta.
Devi  tenere impegnata la mente.
Devi canalizzare la tua fantasia  verso qualcosa.
Per questo ti ho spinto verso il corso di scrittura creativa.
Ma ancora una volta la pressione e il senso d’inadeguatezza ti ha spinto ad abbandonare.
Non eri ancora pronto.
In effetti quando ho cominciato a buttare giù gli appunti del viaggio, qualcosa si è mosso.
La presa  della tenaglia che mi stritola si è fatta meno intensa.
Ma ricordare fa male, Dottore.
Rivedere il film della mia vita, non mi ha risollevato il morale.
Ho rivisto tanti errori e scene imbarazzanti.
Lei voleva far emergere il tema della vigliaccheria con le donne da dove e quando partiva.
Ho provato a raccontarle il mio mondo.
Oltre lo scrivere abbiamo aggiunto una nuova pillola il Cipralex.
Era un’ antidepressivo.
Era un modo per allontanare il pensiero del suicidio.
Sentendomi un po’ meglio deciderò d’accompagnare Mario in Spagna.
Il viaggio me lo racconterai la prossima volta, Mel.
Mi interessa anche sapere di questa Claretta.
Sento che si sono nuovi spunti di discussione.
Ti stavi muovendo Mel, con fatica, ma ti muovevi.
Dottore, combattevo una guerra quotidiana con i file.
Non vincevo una battaglia.
La chiusura netta di Luisa mi aveva se possibile gettato ancora di più nello sconforto.
Mel, quando smetterai d’inseguire i fantasmi del passato starai meglio.
Devi farci pace.
Già Pace Dottore, magari un giorno.
Alla prossima.
Il prossimo post sarà pubblicato Lunedì 14
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