35. Il malato immaginario – Parte II

ritrovarsi
Come promesso qualche giorno dopo, mi arrivò un sms dell’Altruista, per comunicarmi che ci sarebbero state da lì a poco delle nuove esterne con l’Aspirante protagonista.
Sul forum si viveva un aria di stanca.
L’euforia dell’intervista sembrava essersi esaurita.
L’Oscuro era di cattivo umore.
Godot non dava segnali di vita.
Decisi di prendere l’iniziativa così dissi al Lumacone che al placet di Godot ci avrei pensato io, ma che poi lo staff si sarebbe dovuto svegliare e mettersi al lavoro, perché le vacanze erano finite.
Ricordo che scrissi un post sul forum dal titolo “La tregua è finita”.

Arrivai molto presto. C’era un caos indescrivibile, non sapevo se Godot mi avrebbe riconosciuto. I fan cingevano “d’assedio” la casa dove stavano girando.

Quel giorno sul set conobbi di persona il Play Boy, un ragazzo carino, alto e con la lingua sciolta. Il suo sopranome mi sembrò perfetto, il suo vero nome era Riccardo.

Mi ero presentato sul set con il solito libro per vincere  la noia dei tempi morti delle scene.
Un colpo di vento mi fece entrare un pò di terra negli occhi.
Facevo fatica a tenere gli occhi aperti. Mi bruciavano molto.
Il Play Boy disse che mi aveva riconosciuto più  dal libro che dal bastone.
Passammo dieci ore per strada in attesa di poter parlare con l’Aspirante. Fu una gara di resistenza.
Le scene erano girate dentro il giardino di una casa, non si poteva guardare nulla, al massimo captare qualche voce.
Molti fan dopo alcune ore abbandonarono il campo.

Durante la pausa cena decisi di rompere gli indugi. Vidi Godot entrare dentro un’ auto di produzione e mi avvicinai con il cuore in tumulto. Ci guardammo negli occhi e poi le feci segno che volevo parlarle dopo.
Godot sembrò sorpresa di vedermi ma poi mi sorrise e scosse la testa.

Al calar della notte eravamo rimasti io, il Play e la troupe.
Quella sera fu l’inizio di un sodalizio proficuo. Mi ero davvero sbagliato su Riccardo.
Era davvero un bravo ragazzo e soprattutto paziente e curioso come ero lo io.
Tanta fatica fu alla fine premiata, dall’apparizione di Godot.
Era da poco passata la mezzanotte quando uscì dalla casa radiosa e sorridente. Mi misi davanti a Lei.
Avevo un aspetto terribile: ero pallido, stravolto,avevo gli occhi rossi.
Mi vide, mi sorrise e provò a baciarmi sulla guancia e mi disse: ”Dottore, che bello rivederla”, ma la bloccai.
Lei mi guardò un pò indispettita e disse: ”Ok Dottore, niente baci me ne ricorderò”.
Io come un mastino attaccai: “Buona sera Signorina, la disturbo per la famosa intervista, ci chiedevamo se aveva avuto modo di vedere il materiale girato. C’è qualcosa che ritiene che si debba tagliare?”
Lei scosse la testa e io ripresi: “Bene, allora se per lei va bene, cominceremmo a lavorarci sopra, poi magari dopo a lavoro finito, ci potrà dare un giudizio complessivo e continuai “magari ha qualche canzone a cui tiene di più”.
Lei sorrise e disse: “Magari potreste mettere “Drugs don’t work dei The Verve”, poi mi guardò e mi chiese: ”Dottore ma si sente bene?Ha una faccia. I suoi occhi sono rossi”
Io scossi la testa e dissi: “In effetti non sto bene, signorina”.
Lei sempre più preoccupata: “Spero che non sia nulla di grave”. Decisi di tagliare corto : “Ci sto lavorando, signorina” poi per fare contento il Play Boy, le chiesi una foto e lei acconsenti ma mi chiese: “Ma lui chi è’?”  mi misi a ridere. Per l’orgoglio del Play fu un duro colpo .
Stava per andarsene quando Godot si raccomandò: “Dottore si curi, non mi faccia preoccupare”e io di rimando: “Io mi curo, ma lei recuperi ogni tanto la tastiera del computer e scriva sul forum”.
L’Aspirante mi guardò lungamente prima di salire in macchina,io rimasi immobile mentre andare via.
Prima di lasciare il set, volevo salutare e ringraziare l’Altruista che stava riordinando la scenografia nella casa.
Era stata davvero di una bontà e gentilezza unica: nel pomeriggio aveva tentato di farmi entrare nel set blindato. Seppi dopo dall’ “Autista Confessore”, Cesare, che stavamo girando la puntata finale della seconda stagione.
Per qualche minuto ero stato in mezzo al caos organizzato del set ma il regista vedendomi lì si arrabbiò e mi fece andare via.
Comunque anche Tiziana mi guardò preoccupata e disse: “Mel vai a casa, hai una brutta cera” incassai anche questa osservazione in silenzio ormai per quasi tutti ero malato, non si sa bene di cosa, ma lo ero.
Tornai a casa stravolto ma felice. Parlai sul messenger con il triste e depresso Oscuro per via della sua modesta squadra, almeno cosi pensavo. Non reagiva agli stimoli esterni.
Ricordo che blaterava sul fatto che le amicizie sul forum potessero durare in eterno.
Mi arrabbiai molto. Non capiva gli sforzi fatti.
Mi ripromisi che il giorno dopo avrei cominciato a lavorare con il Lumacone e con Mr Pazienza.
Non c’era più tempo da perdere, temevo che gli impegni e la popolarità dell’Aspirante potesse ostacolarci.
Lo Splendente scrive qualcosa e dice: Eri un malato sui generis Mel.
Eri nuovamente in campo per realizzare l’intervista.
Sei cosi concentrato sull’obiettivo che  tieni a distanza la stessa Aspirante.
– E’ vero Dottore, avevo in mente solo l’intervista, ma non  capii veramente le attenzioni dell’Aspirante. Aveva modificato il suo modo di guardarmi pensavo che fosse arrabbiata con me .
Chissà Dottore cosa scriverebbe Moliere sulla mia storia.Alla prossima
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