33. Un’estate inquieta – Parte II

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– La tua inquietudine è il segnale di un’instabilità emotiva. Il personaggio Melvin sta prendendo il sopravvento sul Melvin reale. Hai concentrato sull’intervista tutta la tua attenzione e le tue energie. Lo scambio di battute con l’Oscuro sul messenger evidenzia come la tua visione della realtà si stia incrinando. Le minacce e le offese dell’Oscuro non le prendi sul serio. Cosa avviene dopo?
– Lavoravo in campagna per portare avanti il progetto di modernizzazione dell’azienda attraverso la pratica europea sul reimpianto seguendo le direttive del mio agronomo, il Dott. Pignolo. Cercai di distrarmi un po’ organizzando la nuova edizione del trofeo Melvin, poi vinta ancora una volta dalla mia squadra: Gli Sfigati.
– Cos’è il trofeo Melvin ?
-È una partita che organizzo con i miei amici del mare dall’’89. Sono sempre le stesse squadre che si affrontano ogni estate. È l’anticalcio che scende in campo. Se ne parla per tutto l’anno. È l’evento dell’estate, ne vado molto orgoglioso, nessuno lo vuole perdere.
Lo Splendente sorride e dice:
– Siete alternativi al Trofeo Berlusconi. Continua, Mel.
– La mia testa era a Roma e all’intervista da montare. La facevo vedere ai miei amici del mare, ne ero molto orgoglioso. Anche se loro conoscevano a stento la fiction Qualcosa è cambiato e di conseguenza l’Aspirante. Solo mia madre vedendo l’intervista mi disse: ”È strano ma questa ragazza mi sembra emozionata, ha un debole per te?”. Io la guardai e le sorrisi: “Mamma, cosa dici! Era turbata per via del suo ex fidanzato”. Mamma scosse la testa poco convinta. A fine mese mi sacrificai per il forum e andai al cinema per scrivere la recensione di un film, in cui era protagonista una giovane ed acerba Aspirante. Non riuscivo a calmarmi. Avevo maturato la convinzione che senza il mio rientro a Roma l’intervista non sarebbe stata pubblicata. L’Aspirante diventò Godot. Non accettavo che tanta fatica non venisse premiata. Settembre stava arrivando e con esso anche il matrimonio di Flavia. Il pensiero Aspirante e l’intervista avevano messo in un angolo della mia mente e del mio cuore questo evento. Ma ormai era arrivato il momento di affrontare la dura realtà, dall’annuncio del matrimonio avevo tenuto un profilo basso.
– Aspetta Mel, so che non ami parlare delle tue donne ma come mi hai detto tempo fa Flavia è stato il tuo primo amore. Quando ci fu la notizia del matrimonio?
– Come le dissi, Dottore, Flavia significa tanto per me. Ci siamo conosciuti da ragazzini. Abbiamo raggiunto un equilibrio. Siamo ottimi amici ormai. A gennaio del 2007 mi annunciò il matrimonio, ero felice per lei ma per me fu un colpo. Sapevo che un’ epoca volgeva al termine. Temevo di perderla nuovamente.
Lo Splendente scrive a lungo e poi dice:
– Credo che Flavia significhi tanto per te. Ancora oggi sento l’emozione con cui ne parli. Ci torneremo Mel, ora vai avanti.
– Durante Agosto l’avevo sentita qualche volta per saggiarne l’umore. Fino all’ultimo avevo dato in dubbio la mia presenza all’evento. Lei ovviamente non la prese bene e mi disse: ”Mel, se non ti presenti almeno in chiesa, sei uno scostumato per non dire peggio”. Non amo le feste Dottore, i matrimoni mi mettono tristezza. Assistere al matrimonio era come sancire la fine di un’epoca durata quattordici anni, ma sapevo che la mia assenza sarebbe stata grave e avrebbe creato magari dei rumors antipatici. Cosi decisi d’essere presente.
– Il matrimonio di Flavia e l’attesa per l’intervista gettano le basi per un ulteriore peggioramento del tuo precario equilibrio. Le emozioni ti stanno consumando. Il passato, il presente e il futuro ti stanno ballando davanti, come ti comporti in questo momento del film?
– Dottore, a volte mi fa venire voglia di ribaltare il tavolo. Sono una persona ironica, ma nella mia storia non vedo nulla di divertente.
Scuote il capo e dice:
– Io la smetterò quando tu la finirai di fustigarti.
– Tornai a Roma, ufficialmente per il matrimonio di Flavia ma nella mia mente c’era l’intervista da realizzare ad ogni costo. La Cerimonia si svolse nel centro di Roma. Mi ero attrezzato di videocamera e macchina fotografica per rendere immortale l’evento. Era una giornata luminosa e calda, tutto era perfetto. Ricordo che Flavia arrivò, come ogni sposa, leggermente in ritardo. Era davvero bella vestita di bianco, indossava un abito semplice ma nello stesso tempo elegante. Era accompagnata all’altare dall’emozionato padre, la chiesa era gremita. Ad officiare messa c’erano quattro preti e un vescovo. C’era un bel coro che rendeva l’atmosfera melodiosa e armoniosa. Finalmente conobbi il futuro marito, mi sembrava un bravo ragazzo. A fine cerimonia, mi avvicinai per congratularmi con la coppia. Strinsi la mano di Ezio e gli dissi sorridendo: ”Ti faccio i migliori auguri o forse dovrei dire condoglianze. Non sai in quale guaio ti sei messo”. All’uscita della Chiesa ci fu il rituale lancio del riso, mi feci una foto con la neo coppia. Ancora oggi questa foto è tra i ricordi più belli che conservo nel cassetto della mia scrivania. Mamma mi aveva accompagnato alla cerimonia. Sa Dottore, di quel giorno conservo l’immagine della coppia che passeggia felice e sorridente mano nella mano per piazza Navona con il fotografo dietro di loro. Li osservai per qualche minuto da lontano e mi creda, ero felice per Flavia. Stava realizzando il suo sogno di farsi una famiglia ma dentro il mio cuore sentivo una grande malinconia. Mi passarono davanti agli occhi come in un film le immagini degli ultimi 14 anni tra me e Flavia, trattenni le lacrime. Mia madre vedendomi assorto nei miei pensieri mi disse: ”Mel, torniamo a casa. Lasciali stare. Adesso sono marito e moglie”. Ricordo che per il resto della giornata rimasi chiuso nella mia camera in compagnia delle emozioni e dei tanti ricordi. Settembre significava raduno arbitrale ma per la prima volta come osservatore. In sezione mi spiegarono che avrei dovuto seguire due corsi prima dell’esame finale ad Aprile 2008. Il primo corso era a livello sezionale e il successivo era regionale. Quello sezionale lo avrebbe diretto il mio amico Giulio. Era una novità importante ed emozionante. Cambiava il modo di appartenere all’associazione,  era un passo inevitabile, come per Flavia.
Lo Splendente annota qualcosa e poi attacca:
– Flavia e l’arbitraggio sono due aspetti diversi della tua vita ma che rappresentano comunque tappe importanti della tua emotività. Il matrimonio di Flavia ti impone una presa d’atto che una stagione della tua vita è definitivamente conclusa anche se ti crea un vuoto accettarlo. Lasciare l’arbitraggio attivo significa mettersi in gioco in una dimensione. C’è la solita paura di non essere all’altezza nel nuovo ruolo di osservatore ma come sempre ti imponi di fare qualcosa, ti lanci nella sfida con tutte le tue forze ed entusiasmo. L’intervista diventa una valvola di sfogo e le riprese servono a coprire un vuoto esistenziale ed emotivo. Su Godot concentri tutto l’interesse possibile ma non basta a spiegare il tuo crollo. C’è ancora molto da fare. Ci vediamo la prossima volta, Mel.
– Ecco perché non volevo venirci in analisi, ascoltare la cruda verità e non poter replicare. Alla prossima, Dottore.

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