23. Riflessione

– Eri finalmente convinto della scelta di Francesco?
– No, Dottore. Ma ero stanco di fare il bastian contrario. Mia madre mi aveva martellato affinché accettassi il ruolo di testimone: “Mel, non puoi rifiutarti. Fai cattiva figura. Cosa penserà Stefania?”. Vedevo mio fratello sereno. Rimasi con i miei dubbi e le mie perplessità e mi piegai alla ragion di Stato.
–  Tua madre a volte si preoccupa troppo della forma e poco della sostanza. Ritornando al nostro problema, è chiaro che con l’Aspirante e con il mondo ad essa collegato emergono tutte le problematiche degli anni passati. Questo nuovo amore parte nella tua mente in un contesto di solitudine e d’insoddisfazione molto evidente. Le contraddizioni e i nodi non risolti ti opprimono. Ti senti inadeguato e fallito rispetto al tuo stesso mondo. Vedere le donne della tua vita impegnate in progetti seri e reali con altri uomini turba il tuo equilibrio di valori e incrina le tue certezze. Il web diventa un luogo dove poterti nascondere e sfogare il tuo disagio senza dover dare giustificazioni a nessuno. Il desiderio di cambiamento nasconde la paura vera di confrontarti con te stesso sulle cause autentiche di questo malessere. La minchiata del linfoma evidenzia come quando sei allo sbando, piuttosto che chiedere aiuto, preferisci chiuderti nelle tue fantasie. Nel passato, i tuoi genitori in primis e poi il resto della famiglia ti hanno trasmesso questo senso di fragilità e anormalità. Ai tuoi occhi, essere amato significa subire imposizioni e diktat dolorosi e insopportabili. Così cerchi conforto e sollievo negli estranei, presentandoti in questo caso con il bastone e malato, perché solo così pensi di meritare un po’ di stima e attenzione.
 – Dottore, in questo momento mi gira tanto la testa. Ho ascoltato le sue parole con attenzione. Ma mi creda, sto facendo una grande fatica. Mi perdoni, ma dobbiamo finire qui stasera. Mi lasci andare per favore.
– Mel, le sensazioni che pensi di provare sono solo proiezioni della tua mente. Fai un bel respiro e stai calmo. Prendiamoci una pausa. Riprenderemo il discorso la prossima volta.
 – Dottore, io la pausa vorrei prendermela da me stesso e dai miei pensieri. Non so cosa mi sia successo. È vero, mi sentivo solo. Avvertivo un vuoto esistenziale. Stavano venendo a mancare i miei punti di riferimento. Ma non sono riuscito a fermarmi. Siamo ancora all’inizio del viaggio della stupidità e del grottesco.
– Mel, le minchiate sono per te una forma di difesa. La tua vita ha subito pesanti condizionamenti. Non puoi voltare pagina se non fai pace con il tuo passato.
– Fare pace, Dottore? Io sono in guerra. Mi sento accerchiato. Mi reggo in piedi per miracolo.
– Mel, vuoi un bicchiere d’acqua?
– No, Dottore, grazie. Pensavo ai signori tecnici che ho conosciuto sul set. Li ho presi in giro e non ho avuto modo di scusarmi con loro. Non riesco a perdonarmelo.
– Mel, il tema del perdono lascialo ai preti. I signori tecnici si stanno facendo la loro vita.
Non mi alzo. Ripenso all’Altruista e ai tecnici e mi sale la rabbia e la nausea. Lo guardo e gli dico:
– Ricordo che eravamo alla fine di una giornata di set come tante altre. Mi avvicino all’Altruista per salutarla. Lei come sempre mi accoglie con un caldo sorriso. Le dico: “Volevo ringraziarla per quello che fa per me. È sempre cosi gentile”. Lei, di rimando: “Mel quante volte ti devo dire che devi darmi del tu? Non faccio niente di speciale”. Sorrido e le dico: “Grazie davvero. Pochi la pensano così, anche sul set. Li sento mormorare alle mie spalle”. L’Altruista mi guarda e dice: “Non mi importa cosa dicono gli altri. Io so che sei un brava persona. So che non mi mentiresti mai, vero Mel?”. Sbianco, sento salire l’ansia, non ho il coraggio di alzare lo sguardo. L’Altruista continua: “Non avresti motivo di mentire Mel. Chi lo farebbe sulla propria salute? Io mi fido di te Mel. Sbaglio?”. Stringo il bastone, mi gira la testa, mi sforzo di incrociare il suo sguardo e mormoro: “No, Altruista. Non ne avrei motivo”. Lei mi sorride e se ne va. Ecco cosa sono stato, Dottore. Nella mia mente rivedo queste scene e vorrei scomparire. L’Altruista non meritava queste bugie. Non ho avuto modo di chiederle scusa. Mi vergogno così tanto.
Lo Splendente mi guarda a lungo e poi dice:
– Mel, hai pagato un prezzo altissimo per le tue presunte colpe. Durante la crisi psicotica ti abbiamo ripreso per i capelli. Non potrai voltare pagina se non fai pace con te stesso.
– Già, Dottore, voltare pagina. Io rischio di finire schiacciato dalle pagine di questo libro chiamato Passato.
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